Corvodiario #2 | Il silenzio è d’oro

Rumore

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Attenzione: presenza di lamentele, scleri, imprecazioni e inneggiamenti vari!

Sapete qual è il problema dell’estate? Non tanto il caldo, il sudore che ti si appiccica addosso, la puzza, le spiagge affollate di turisti che il mare vero non l’hanno visto neanche col lanternino, l’umidità, gli insetti, la voglia di congelarsi nel freezer e uscire quando iniziano a cadere le prime foglie. A queste cose ci fai anche l’abitudine. Tranne ai turisti assatanati che seminano spazzatura, quelli sono la mia nemesi.

Il problema vero dell’estate sono le finestre aperte. E qui già starete pensando che sono pazza, che è proprio quello che voglio.

Le finestre, e parlo soprattutto di quelle che isolano per bene spifferi e rumori (quindi escludiamo dall’equazione le finestre da film horror), sono una grande invenzione. Non solo ci riparano dal freddo e dal caldo (provate voi ad accendere il condizionatore con le finestre aperte), ma anche dai rumori. Chi ha vissuto almeno una volta nella vita al primo piano sa di cosa parlo. Si sente TUTTO. Anche il respiro affannoso della gente che torna a casa con le buste della spesa stracolme e cerca di scaricarle tutte insieme dalla macchina. Nel parcheggio. Del palazzo di fronte.

Abito al quinto piano, al momento. Un lato della casa affaccia sulla strada, dove c’è sempre un casino infernale, e uno affaccia all’interno, dove regna la pace. Ergo, se voglio riposare la mente vado nelle camere interne. Semplice. Ma c’è l’inghippo. Dovete sapere che il mio quartiere, post quarantena, è diventato un cantiere a cielo aperto. Gente che approfitta della chiusura per ristrutturare casa, martellare muri, costruire cose in strada, montare strani mobili sul terrazzo a orari improponibili, scavare fosse per i cadaveri e cantare alla gioia di frantumare le pareti cerebrali degli altri. E hanno deciso di farlo TUTTI INSIEME.

Fuori dalla mia finestra

Fosse stato inverno, il mantra “sticazzi” avrebbe funzionato alla grande. (A parte per la ristrutturazione del piano di sotto, che mi faceva tremare i pavimenti.) Peccato fosse estate. Il che vuol dire finestre aperte. Visto che tutto si collega?

Risultato? Da una parte avevo gente che sparava musica a palla in strada perché sì, è estate, si balla (?). Dall’altra martelli, trapani, avvitatori, attaccatori di quadri seriali e operai improvvisati che un giorno scavano, il giorno dopo ricoprono la buca senza aver fatto nulla, poi riscavano, mettono qualcosa, la tolgono, la rimettono, riscavano, ricoprono e CI DECIDIAMO? Ah, ovviamente iniziando i lavori alle sette del mattino. Anche di sabato.

Il mio problema è che sono una persona strana. Amo il silenzio, la concentrazione, trovo giovamento nella meditazione, nella musica soft, soprattutto quella di atmosfera (poi sento anche gli AC/DC, ma sorvoliamo). Mi piace svegliarmi la mattina con calma, scrivere le mie morning pages, allungare i muscoli, leggere qualcosa. E poi iniziare la mia giornata lavorativa, sedermi alla scrivania e scrivere serenamente.

Ora provate a prendere queste abitudini e conditele con qualche TRRRRR, SBAM, DRONG, CRRRRRRR, ZZZZZZZZZZZ, AAAA, EEEEE, IIII, OOOO, UUUU. Funziona ancora? Ve lo dico io: sì. Però al contrario. Invece di svegliarmi rilassata, iniziavo a bestemmiare in lingue sconosciute che neanche i posseduti dal demonio nei film trash, a gridare dal terrazzo che, no, iniziare a trapanare alle sette del mattino non è normale, a rastrellare la mia pazienza per poi darla da mangiare al cane.

Io che cerco di stare calma

Non ho scritto neanche una parola in queste settimane. A parte le bestemmie nel diario, ma quelle non contano come romanzo. Per una che ha sempre vissuto sul mare e si rilassava ascoltando il suono delle onde, questo è praticamente terrorismo psicologico. Poi dite che una diventa una serial killer. Per forza! Non c’entra nulla con il fatto che sono appassionata di gialli e thriller. Nono, per niente.

Anyway, da ieri fa fresco. Abbastanza da poter tenere le finestre chiuse. Sapete che vuol dire? Che la mia battaglia è finita. Fino alla prossima estate.

Perché ho scritto questo post? Forse perché avevo voglia di aprire la finestra, affacciarmi e urlare “È ARRIVATO L’AUTUNNO, STRONZI, NON VI SENTIRÒ PIÙ!”. Poi ho pensato che non fosse il caso e ho preferito scrivere due parole. Così, per esorcizzare la mia voglia di omicidio.

Ah, per chi se lo stesse chiedendo, no, non hanno ancora finito.

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