La maledizione del blocco dello scrittore

Il blocco dello scrittore

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Ho passato gli ultimi due giorni a fare ricerche sul blocco dello scrittore, la sindrome da pagina bianca, il dannato motivo che spinge uno scrittore a prendere a testate il muro in cerca della scintilla persa.

Ho trovato un sacco di articoli con consigli utili per superare la cosa, ma neanche uno che spiegasse come ci si sente davvero quando capita. Dio, sono tutti così presi dal voler insegnare che si dimenticano dell’empatia. Non voglio sapere come si risolve o almeno non subito: ho bisogno di sentirmi compresa, di sapere che dall’altra parte del mondo c’è qualcuno che prova le stesse cose e sta impazzendo come me, continuando a chiedersi se finirà mai.

Per questo motivo ho deciso di scrivere questo articolo. Non vi dirò come superare il blocco dello scrittore, perché, maledizione, ci sono ancora dentro. Sì, lo so, sto scrivendo proprio ora qui sul blog, ma forse queste sono le prime parole che butto giù dopo settimane di nulla assoluto. Sarebbe ironico farsi passare il blocco dello scrittore parlandone, no? Potrebbe essere un esorcismo niente male.

Non è niente, all’inizio

Sei lì, davanti alla pagina bianca, hai appena finito di programmare i prossimi post sul blog, le cose da fare nella giornata lavorativa di domani, ora non resta che riprendere l’ultimo capitolo del libro e buttare giù qualche parola. Però sei stanca, hai lavorato tanto oggi. E i vicini fanno un sacco di casino. E sta per tornare il tuo ragazzo, potreste mettere su un film e rilassarvi. Ma sì, che male potrà fare una serata di pausa?

La sera dopo, ci provi di nuovo. Ti senti troppo distratta per continuare un capitolo, quindi scegli di aprire il blog e scrivere uno degli articoli programmati. Butti giù qualche riga. Cancelli. Di nuovo. A loop così per dieci minuti. Poi qualcuno suona al citofono e ti dici che ci riproverai più tardi. E dopo cena lo fai sul serio. Ti metti il pc sulle gambe, apri word… e stai lì per un’ora a scegliere il font giusto, il colore della pagina – ché il bianco ti disturba ultimamente – la musica o forse meglio i tappi nelle orecchie. Non funziona. Chiudi tutto. Domani è un altro giorno.

Passerà, che ci penso a fare

Dopo qualche giorno passato così, inizi a pensare che distrarti potrebbe essere un’idea vincente. Così ti dedichi ad altre parti del tuo lavoro, quelle organizzative, i social, ecc. Nei momenti di pausa, guardi una puntata di una serie tv, che saranno mai 40 minuti. Che diventano 80, 120. Ogni momento libero che prima dedicavi alla scrittura, ora è riempito da qualcos’altro e continui a ripeterti che magari ti farà venire un’idea, ti ispirerà. Ma non funziona. Cambi tattica.

Inizi a leggere come una pazza, finisci 3 libri in cinque giorni, tutti diversi, in cerca della scintilla. Niente. Hai riso, pianto, ti sei arrabbiata, ma è rimasto tutto fuori. Non c’è ancora niente che ti entri dentro e ti scuota tanto da farti dire “prendo la penna e mi appunto questa cosa, devo scriverne assolutamente”. Niente.

Ciao, ansia, vecchia amica

Sei alla terza settimana e inizi a chiederti che cosa stia succedendo. Il problema del primo blocco dello scrittore della tua vita è che, non avendolo mai provato, hai paura che non finisca mai più, di aver perso lo smalto, il colore, la musica, tutto.

Questa cosa ti terrorizza. E se non fossi più in grado di scrivere? E se continuassi a fare elenchi infiniti di articoli e capitoli senza riuscire a trasformarli in prosa? Forse avevi un tot di parole e le hai finite. Forse qualcosa nella tua vita è cambiata e ti ha trascinato con sé, togliendoti la magia. Eppure, non c’è niente che non va. Forse dovresti essere più triste, in fondo è così che hai iniziato a scrivere, per tristezza. O forse dovresti essere più felice, più energica, più qualunque cosa, basta che torni a scrivere!

E se non ci riuscissi mai più? E se fosse finita? Chi sei tu senza la scrittura…?

Come torno indietro?

Questa è la parte più buia di tutte, quella che ti dà una bastonata dietro al collo e ti fa cadere in ginocchio. Cerchi di tornare indietro, di riportare a te quello che prima ti faceva sentire ispirata.

Inizi ad accendere candele qua e là per creare l’atmosfera, nonostante sia luglio e faccia un caldo fottuto. Metti su i suoni della natura, ti circondi di cuscini, provi con la meditazione. Non funziona un tubo, perché non sei più la ragazzina che si accontentava dell’atmosfera per trasformare il cuore in parole. Ora sei diversa, lo è la tua voce, la tua aspettativa, il tuo sogno. Ora sei libera, ma la libertà ha un prezzo e lo stai pagando. Non si può tornare indietro, si può solo andare avanti.

Non mi arrendo

Sono qui al momento. Torno in prima persona per questo pezzo. Ho esaminato punto per punto e sono arrivata alla conclusione che sto scrivendo e lo sto facendo incazzata come una biscia. Se mi arrabbio, riesco a scrivere, ma non posso scrivere tutto con questo stato d’animo. Leggetela voi una scena d’amore dove si percepisce tutta la rabbia dello scrittore. Non ne uscirebbe nulla di buono.

Però, quantomeno sono qui, no? Sono alla quinta pagina di A5 ed è più di quanto abbia scritto nell’ultimo mese. Forse la scrittura a volte ha bisogno di sentirsi libera, fuori dagli schemi, lontana dai doveri di questa o quella trama, di un piano editoriale creato a puntino. Forse a volte bisogna solo chiudersi al mondo e prendere a parolacce qualunque cosa, finché le parole ricomincino a fluire da sole. Sembra una cosa da pazzi, in effetti, ma ho stretto un patto con me stessa quando ho deciso di seguire il mio sogno: accettare i momenti di follia come una delle caratteristiche migliori del viaggio.

Quindi, al diavolo, non mi arrendo. Al diavolo il blocco dello scrittore e la sindrome della pagina bianca. Al diavolo tutti i professoroni che ti spiegano come curarlo e magari non l’hanno neanche mai provato, a chi crede che non esista, non avete idea delle notti insonni che vi perdete. Una meraviglia. Ah, e al diavolo i vicini che decidono di martellare il muro per dodici ore di seguito proprio nell’unico momento di concentrazione che hai trovato per buttare giù un po’ di te sulla carta. Ogni tanto è terapeutico mandare al diavolo tutti. Fossi in voi, proverei, è l’unico consiglio che vi do.

Passo e chiudo, senza dirvi niente sui prossimi post, perché non so ancora cosa succederà. Potrei aver sconfitto il blocco dello scrittore o potrei vederlo tornare più forte di prima. Non lo so. So solo che sono pronta a combattere, perché nessuno è autorizzato a togliermi il mio potere magico. Nemmeno il mio stesso subconscio. Mi aspetterete?

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