stelle e recensioni
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Le stelle contano, ma tu conti di più

Avrei dovuto parlare di questo argomento settimane fa, ma poi si sono messi in mezzo la scaletta, il calendario editoriale, la pubblicazione di Primordia e tante altre cose che hanno posticipato l’articolo. Fino ad oggi, quando mi sono imbattuta in un nuovo social per lettori: Readerly. Cosa propone questo social? Un nuovo metodo per inserire recensioni di libri, senza stelle ma soltanto con un commento, consigli di libri simili e parole chiave. All’iscrizione inserirai i tuoi gusti, aggiungerai le persone da seguire e nella home ti ritroverai parole scritte e non due stelle buttate lì e via.

Chiarisco, in caso di dubbi: l’articolo non è sponsorizzato da Readerly, ne sto parlando perché la trovo una bellissima idea, un’idea di cui ho chiacchierato lungamente con diverse persone in privato e in pubblico. Un’idea che, secondo la mia modestissima opinione, potrebbe cambiare il modo in cui ci approcciamo ai social.

Prima di iniziare a esporre il mio pensiero chilometrico, ti avverto che tutti gli esempi che troverai in questo articolo riguarderanno i libri, per un semplice motivo: conosco questo mondo, sono una lettrice, un’autrice, ho lavorato nel campo dell’editoria per anni e preferisco parlare di qualcosa che conosco bene piuttosto che immergermi in acque sconosciute. A ognuno il suo, come si dice, anche se penso che questo discorso valga un po’ per tutto.

Dov’è iniziato tutto

Ho iniziato a leggere da piccolissima, passavo i pomeriggi con mia mamma in libreria a guardare copertine, scorrere trame, osservare illustrazioni colorate. I libri li sceglievamo in diversi modi. C’erano quelli con una copertina favolosa, che sfogliavamo per capire se la cosa si fermasse lì o quella bellezza si dipanasse anche attraverso le parole. C’erano quelli con una trama favolosa, che aprivamo e leggevamo un po’ prima di acquistare. E poi c’erano quelli consigliati dalla libraia, con cui passavamo ore a discorrere del più e del meno. Ecco, quelli erano i miei preferiti.

Parlare con la libraia non solo ci apriva un punto di vista diverso dal nostro, ma ci trasmetteva anche ciò che lei aveva amato. Perché lo leggi negli occhi di una persona quando un’opera le ha lasciato qualcosa ed è una delle cose più belle da scorgere, credimi. Capitava che qualcuno si unisse alla conversazione e che non fosse d’accordo con lei o con noi, e allora iniziavano quelle discussioni infinite di pro e contro, di scene, di nodi, di sentimenti. Lo stesso libro era passato di mano in mano e aveva lasciato cose diverse nei cuori di ognuna di quelle persone, che poi avevano deciso di condividerlo tra un biscotto e un sorso di succo di frutta (alla pesca, era il mio preferito).

Perché te lo sto raccontando? Perché in quelle conversazioni ho trovato un motivo in più per diventare una lettrice forte, ho trovato una nuova famiglia avida di informazioni, pronta a lavorare sul proprio pensiero critico, ad ascoltare, a mettersi nei panni degli altri. Così sono diventata una lettrice, tra le pagine e tra le parole, da sola e insieme ad altri. Non c’erano nemici, non c’erano guerre, non c’era nessuna gara a chi leggesse di più, non c’era un libro con più dignità di un altro. C’erano solo tante storie da condividere e di cui diventare fan, così tanto da passare i pomeriggi a disegnarne i personaggi, a creare costumi che assomigliassero ai loro, a interpretare le nostre scene preferite. E quando non si andava d’accordo su qualcosa, poco male, non può piacere tutto a tutti, no?

Perché le stelle fanno male

Ora il mondo è cambiato, anche a causa della pandemia. Non possiamo più incontrarci in quei posticini accoglienti e parlare delle storie, così lo facciamo dietro uno schermo. E potrebbe anche portare a un risultato simile (circa), se non fosse che su quello schermo qualcuno ci chiede di inserire un voto, come nelle pagelle degli studenti. Un voto da 1 a 5 decreta quale libro ha dignità e quale no, quale libro va letto e quale no. Spesso senza neanche un commento. La persona smette di leggere, clicca un tasto e passa oltre, come si fa con i like su Instagram, anzi peggio, perché su Instagram puoi mettere like ma non dislike. Se non ti piace, passi oltre, se ti piace, lo fai sapere, condividi, rispondi, crei un dialogo.

Va tutto così veloce che le persone smettono di farsi domande, smettono di chiedersi se quel libro gli è piaciuto perché in quel momento provavano un’emozione in linea con la storia o magari erano nervose e non l’hanno finito per motivi che vanno oltre il contenuto del libro. È tutto veloce, tutta una gara a riempire il tempo, a spegnere il silenzio, a voler far sentire la propria voce, a voler mostrare quanto effettivamente questa o quella cosa abbia fatto schifo. Perché il mio pensiero ha un’importanza, perché se questa persona ha scritto questa cosa deve mettere in conto che io posso parlare e parlo perché posso. Anzi, non parlo, perché non ho tempo, metto una stella e fattela bastare, ho altro da fare.

E finisce lì. Finisce come finisce una canzone messa alla radio di un supermercato, su cui ti concentri tre secondi nel caos e poi te la dimentichi. Eppure, dietro quella canzone c’è un mondo, c’è qualcuno che l’ha creata, suonata, distribuita, registrata, sognata. Ci sono le persone a cui potrebbe cambiare la vita, che vedranno quella stella, una, solitaria, triste, e decideranno che quel metro di giudizio gli basta, eviteranno di ascoltarla la canzone, perché qualcuno ha detto che vale uno, senza spiegare nulla, senza parlarne, senza elencare pro e contro, senza dire come si sente e perché. E la perderò quella canzone e perderò anche il modo in cui potrebbe farmi sentire. Perderò un’esperienza. Perché le stelle contano. Anche quelle messe da un perfetto sconosciuto che passava di là per caso e magari conosceva il cantante e non gli andava molto a genio, quindi beccati ‘sta stella!

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Ma io lo metto il commento

E poi ci sono le persone che la recensione la scrivono e può essere di due tipi: quella buttata lì e quella pensata. Quella buttata lì contiene tre righe al massimo, che di solito sono elogi senza spiegazione o insulti di vario genere all’artista e al libro. E quella pensata, quella lunga tre chilometri che mostra pro e contro e ti spiega il perché di quel voto in stelle. Quest’ultima si divide in due: quella scritta da un punto di vista puramente soggettivo senza rendersene conto e quella che invece se ne rende conto. Ecco, è questa la migliore, quella che ha senso di essere lì, quella che ti dice “ehi, a me è piaciuto, ma sono io a dirlo, insomma, tu potresti essere diversa, provaci e fammi sapere“. Eccola la formula magica per scrivere un parere su qualcosa, ma sai quali sono i due grandi problemi che affliggono questa pratica? Che è più unica che rara e che la gente si fermerà comunque solo alle stelle.

Quindi, se sei una di quelle persone che spendono un sacco di ore a leggere, pensare e poi scrivere un parere rispettoso, be’, mi dispiace, ti capisco, ma stai facendo una fatica inutile. E sai cosa mi fa rattrista di più? Che la tua recensione si perda nel mare di pareri offensivi e pieni di pregiudizi, che sia solo un numero in quell’elenco di stelle senza senso, che non riuscirò a leggerla io che mi tengo lontana da questa fiumana di energia negativa senza capo né coda.

Perché, no, non le leggo le recensioni su Amazon e Goodreads, ho imparato a non farlo quando mi sono accorta di quanto fosse tossico continuare a cercare l’approvazione di qualcuno per mandare avanti un sogno. E non dovrebbe farlo nessuna scrittrice, nessun creativo, finché quello spazio di libertà sarà pieno di un tutto che vale niente. Finché le persone apriranno bocca senza aver allenato il loro pensiero critico e si arrogheranno il diritto di giudicare qualcosa che non capiscono e non vogliono capire, trasformando un parere soggettivo in un oggetto stregato che può affossare qualcuno o elevarlo a dio.

Ma tu, tu che sai di cosa sto parlando, tu che non le guardi quelle stelle e ti comporti come facevo io in quella piccola libreria di quartiere, tu che ci pensi a quanto lavoro e quanto amore c’è dietro ogni piccola cosa e stai attenta alle parole, non smettere. Continua a scrivere, a condividere, a parlare, a tentare di far aprire gli occhi alle persone, perché prima o poi qualcuno si accorgerà di te, di noi, e capirà quanto una stella non possa sostituire un momento di condivisione costruttiva e gentile.

Cosa possiamo fare

Qui viene la parte difficile. Ora che abbiamo scoperto il marcio, cosa possiamo fare? Parlarne, allenare il pensiero critico e spingere gli altri a fare lo stesso, sollevare questioni scomode ed educare, nel nostro piccolo, quante più persone possiamo. Perché le rivoluzioni iniziano da una scintilla e portano a risultati grandiosi se dietro c’è una motivazione giusta. E credo che questa lo sia. Credo che iniziare a farci qualche domanda in più, rispettare l’altro, fare attenzione alle parole che si usano e dedicare del tempo a coltivare la gentilezza possa davvero cambiare il mondo.

Magari sono una sognatrice e qualcuno di voi verrà qui sotto a scrivermi quanto vivo fuori dal mondo, ma se ho imparato una cosa è che sono i sognatori a cambiarlo il mondo. Non lo cambia chi si piega e chi si volta dall’altra parte, non lo cambia chi trasforma la propria tristezza e insoddisfazione in odio. Non lo cambia chi distrugge, ma chi costruisce. Possiamo partire dalle piccole cose. Lasciare una recensione accorta motivando la nostra scelta, aprire un dialogo quando qualcosa non ci va a genio, chiedere pareri, parlare con tante persone diverse da noi, evitare di lasciarci guidare dai pregiudizi.

E lasciare una recensione anche quando una cosa ci è piaciuta molto, perché sul web tendono a dilagare il pessimismo e la violenza e spesso le persone più pigre nel far sentire la loro voce sono proprio quelle più accorte. Se il web ci richiede di esprimere un giudizio, allora facciamolo con il sorriso, parliamo delle nostre passioni, sosteniamo gli artisti che amiamo non solo tramite delle stelle silenziose o un like, scriviamogli qualcosa, facciamoci sentire. Non lasciamoci schiacciare da un sistema che vuole trasformarci in numeri, in follower, in branchi di lupi o greggi di pecore.

Ogni voce vale se è in grado di pensare e migliorarsi, migliorando un po’ anche il mondo. Facciamo in modo che sia questo tipo di voce a risuonare, non quella di un popolo senza volto, ma quella di persone pronte a darsi una mano a vicenda. Di persone che costruiscono sogni e non passano il tempo a giudicare quelli degli altri.

Puoi farlo anche tu, devi solo sceglierlo. La parte più difficile è iniziare e il primo passo l’ho fatto io. Ti va di cambiare il mondo con me?

Mi chiamo Juls e sono una creativa multipotenziale. Nella vita faccio un sacco di cose: scrivo libri fantasy per ragazzi, aiuto altre menti creative a brillare e, nel tempo che rimane, curo un blog, un podcast, una newsletter, qualche social e un sacco di piante. Amo il mare, l'incenso, le erbe aromatiche, i corvi, la musica rock, il tè al bergamotto e... le cose stregose 🧹🌱🌙

2 commenti

  • Saverio

    Sollevi un questione che merita l’attenzione e l’impegno di tutti. Oggi siamo pieni di giudizi spicci, quasi sempre negativi e facili da cavalcare, ma che non dicono nulla di costruttivo sul soggetto della critica. Io personalmente sono uno che tende a non lasciare mai recensioni, siano esse buone o cattive, ma ho apprezzato molto questo appello che hai lanciato. Varrebbe la pena impegnarsi per cercare di fare la differenza in un mondo dove molti si fermano a ciò che possono criticare facilmente invece di spingersi fino a ciò che potrebbero veramente apprezzare con un minimo di sforzo e di curiosità in più.

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