Primordia | 5 cose che non sapete

5 cose che non sapete di Primordia

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Primordia è la mia saga fantasy, ideata ormai diversi anni fa. Ho pubblicato il primo capitolo “Il Cavaliere” nell’agosto del 2017, con una piccola Casa Editrice, poi ho scelto di ritirarlo dal mercato per poterlo ripubblicare con contenuti aggiuntivi e una grafica tutta nuova.

Perché ne parlo ora? Semplice, perché il momento della nuova pubblicazione si avvicina. Io e la mia Squadra ci stiamo dando da fare. Ognuno ha un compito specifico, il mio è scrivere. E farli impazzire, ma quello lo faccio sempre, di base. È un lavoro lungo, stancante, ma è la cosa più bella, il sogno più grande che abbia mai avuto. Quello che provo non è cambiato, anche dopo tutti questi anni. È sempre lì, che bussa sul mio cuore.

Ma non scadiamo nel mio solito tono sdolcinato quando parlo di quello che faccio e arriviamo al fulcro di questo articolo. Le persone che mi seguono iniziano a farsi delle domande. Chi ha letto la vecchia edizione si chiede cosa ci sarà di diverso; chi non ha mai letto nulla di Primordia si chiede come sarà, cosa c’è di speciale e perché dovrebbe leggerlo. Be’, qualunque sia la vostra domanda, in questi articoli (saranno una serie, da qui alla pubblicazione) troverete tutto quello che posso dire: piccoli indizi, novità e persino sconti o contenuti speciali.

Il viaggio verso la meta è parte del cammino, godiamocelo insieme e immergiamoci nell’atmosfera fantasy di Primordia scoprendo “5 cose che non sapete”. Sì, parlo anche con voi che avete letto la prima edizione, quanti di questi punti conoscete già?

? Primordia era un GDR

Dritta dritta da Wikipedia, la definizione di GDR: Gioco di ruolo, abbreviato spesso in GDR o RPG (dall’inglese role-playing game), è un gioco dove i giocatori assumono il ruolo di uno o più personaggi e tramite la conversazione e lo scambio dialettico creano uno spazio immaginario, dove avvengono fatti fittizi, avventurosi, in un’ambientazione narrativa che può ispirarsi a un romanzo, a un film o a un’altra fonte creativa, storica, realistica come nella vita reale o di pura invenzione.

Ebbene sì, tutto è nato come un gioco. Io e altre persone interpretavamo diversi personaggi all’interno di questa storia, il cui background somigliava moltissimo a quello di Primordia oggi. Giocare con diversi stili di scrittura è stata un’esperienza che mi ha aiutata soprattutto con la caratterizzazione personaggi e lo stile, oltre che con lo sviluppo delle idee creative.

Immaginatevi una me di quindici anni che, invece di uscire a bere qualcosa con le amiche, rimaneva ore a creare storie su storie, costruendo un mondo che l’avrebbe portata dov’è ora. Non mi pento di un singolo secondo passato insieme ai miei personaggi e a quelli di tutte le persone che si sono succedute in questo cammino. È stata una magnifica avventura, di cui ho tatuato il nome sul braccio sinistro. Giusto per darvi un’idea di quanto sia stata importante per me. Non mi tatuo qualcosa facilmente, deve avermi cambiato la vita, in qualche modo.

? I protagonisti esistono davvero

Collegandoci al primo punto, arriviamo ai protagonisti: Fen, Will, Drew, Less e Call esistevano anche nel GDR. E dietro di loro c’erano persone vere (ovviamente) che muovevano i personaggi. Queste persone, la fantomatica e nominatissima Squadra, sono tuttora molto importanti nella mia vita. Sono state una famiglia, i compagni di una vita. Fianco a fianco abbiamo vissuto tante di quelle avventure che non saprei da dove iniziare a raccontare.

Se esiste Primordia è perché esiste la Squadra, e se sono qui ora è in gran parte merito del sostegno che mi hanno dato e della fiducia che hanno riposto in me. Non vi dirò i loro nomi, per rispettare la loro privacy, ma vi assicuro che leggendo il Primordia conoscerete molte cose su di loro. C’è la nostra essenza in questa storia e nel bene o nel male è qualcosa di emozionante, che ci ha spinto a scoprire pregi e difetti di noi stessi.

Quando parlo di Primordia, parlo di tante cose. Della fantasia, di un percorso, del potere dei libri e… di noi. Di tutte le persone che mi hanno teso la mano, almeno una volta.

Parlava di Angeli e Demoni

Voglio specificare: parliamo di quando tutto è iniziato, della prima stesura caotica, quando ancora non credevo ne sarebbe uscito davvero un libro. Ho testato i primi personaggi (che non sono quelli di ora, era un pre-Squadra) nel mio primo GDR. È stato abbastanza imbarazzante, perché vivevo un periodo “scrivo per sfogarmi” e la mia protagonista era quanto di più depressivo possa esistere, povera. Sfogavo in lei tutte le mie frustrazioni da adolescente, al posto di farlo in un diario.

La prima Fendra (che non si chiamava così) era un angelo innamorato di un demone, una roba molto mainstream, ma che volete? Ero piccola, sono giustificata. Ho un buon ricordo di quei momenti, perché segnano l’inizio di una crescita, del passaggio da un desiderio abbozzato a uno realizzato, o comunque in corso d’opera. Quella piccola me non avrebbe mai creduto di farcela e, forse, non ci crede ancora neanche adesso. Chissà che cosa avrebbe pensato se avesse potuto guardare avanti di qualche anno. Forse quell’angelo non sarebbe stato tanto triste.

? Asterya non si trovava sul mare

Questa è una curiosità legata alla sottoscritta nello specifico. Vedete, io ho un amore viscerale nei confronti del mare, dell’oceano, delle onde selvagge, del profumo di salsedine. Potendo, vivrei su una scogliera a picco sull’acqua ed è proprio così che è Asterya ora: da una parte gli alberi, dall’altra l’oceano sconfinato.

All’inizio c’era solo il bosco e Asterya era nel centro. Non so perché non avessi messo il mare, forse perché non volevo inserire troppo di me nel libro. Non argomenti così personali, almeno. Però gli occhi di William sono sempre stati blu come le profondità dell’oceano e per saperlo, per comprendere l’importanza che questo colore avrebbe avuto per lei, Fendra non poteva non conoscere il mare. William doveva profumare di parole perse nel vento, di salsedine e di blu. Avevo bisogno del mare, come sempre.

Quindi ho riscritto da zero la cartina, cambiando gli alberi in roccia a picco sul blu. Ed è il cambiamento a cui sono più affezionata. Fendra non si fermerà più a guardare un campo di fiori indaco, ma le onde in tempesta.

L’ho scritto in 365 giorni precisi

Anche questa è una rivelazione un po’ privata, ma chissenefrega ve la dico. Quando ho deciso di scrivere seriamente il Primordia, l’ho fatto perché praticamente ero incollata alla poltrona dopo un’operazione al ginocchio. Era un brutto momento, in cui ho scoperto che non avrei più potuto riprendere le arti marziali. Pensavo per un po’, ma ho scoperto in seguito che sarebbe stato un per sempre. Ci tenevo al karate, credetemi.

Nel frattempo, avevo anche iniziato un nuovo percorso di studi, che mi avrebbe portato in aula e fuori diverse ore al giorno. Facendo la pendolare, non solo era difficile farsi tutti quei chilometri fra mezzi e pezzi a piedi con le stampelle, sarebbe stato anche impossibile seguire gli scavi (studiavo archeologia). Insomma, mi avevano tolto due delle cose che amavo di più fare e avevo davanti dai tre ai sei mesi ferma o impegnata con la fisioterapia. Una palla.

Potevo fare due cose: arrabbiarmi o trasformare quel momento di “pausa” in qualcosa di bello. Ho scelto la seconda. Una sera ho preso il mio portatile, mi sono seduta sulla sedia del salotto dei miei, con un cuscino sotto il piede, e ho iniziato questa grande avventura. L’ho fatto il 1° gennaio, dopo aver visto Julie & Julia, un film di cucina in cui una ragazza aggiorna un blog ogni giorno per sperimentare nuovi piatti e forzarsi a non fermarsi. L’ho bellamente copiata e ho aperto il mio blog: si chiamava “Sulle ali di un drago”, potete immaginare il perché. Un’ora dopo aver scritto il primo articolo, ho scritto la prima parola di Primordia.

Come tutti i migliori progetti, doveva avere una deadline, così mi sono data 365 giorni, non uno di più, non uno di meno. All’inizio è stata dura, ma quando ho messo quel punto, il 31 dicembre dello stesso anno, mi sono sentita realizzata come mai nella vita. Ce l’avevo fatta, avevo trasformato una sconfitta in una vittoria. Non importava il percorso successivo del libro, importava solo che Primordia fosse lì. Potevo iniziare a crederci.

5 cose che non sapete di Primordia

L’ultimo punto vi suggerirà di certo il perché io sia tanto affezionata a questo blog. È stato il mio compagno durante la stesura di Primordia e, sebbene io abbia reso privati la maggior parte dei vecchi post, sono sempre lì, nell’archivio ma soprattutto nel mio cuore. Come la cicatrice sul ginocchio, che mi ricorda che qualunque cosa può essere trasformata in bellezza.

Bene, credo di avervi tediato abbastanza con i miei racconti d’infanzia (?). Spero che questa carrellata di curiosità sul Primordia (e su di me) vi sia piaciuta e che apprezzerete anche tutte le idee malsane che andrò a proporvi nei prossimi giorni.

A presto, lucertoline sputafuoco!

Vuoi leggere altre curiosità sul mio percorso?

Le trovi qui!

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