La mia storia

J. A. Windgale

Ciao, mi chiamo Giulia, anche se tutti ormai mi conoscono come Juls, e sono una scrittrice, una creativity mentor e una content creator.

Sarò sincera, la mia vita è stata un vero casino per gran parte del tempo e forse anche per questo sono qui a raccontarti la storia di una testolina multipotenziale che credeva di essere solo un po’ stramba.

Ho pensato molto a come costruire questa pagina, a come pormi nei confronti di chi mi legge. C’è chi dice che bisogna essere brevi, altrimenti l’attenzione delle persone cala. C’è chi dice che bisogna essere professionali, andare dritte al punto senza perdersi in racconti di vita. E poi ci sono io, che sono stufa di sottostare a regole imposte da altri e scrivo questa dannata presentazione come accidenti mi va, ah!

E sai come? A capitoli, proprio come uno dei miei libri. Chiunque tu sia, quindi, benvenuta nella mia storia…

Piccolo appunto. Noterai che uso sempre il femminile, non perché i miei post non siano rivolti agli uomini, ma perché ho deciso di usare il plurale generico al femminile. Sai come funziona l’italiano, no? Se c’è una folla di persone, saranno tutti (al maschile), non tutte (al femminile), anche quando ci sono più donne che uomini. Be’, io uso il femminile, perché è ora di cambiarle un po’ queste abitudini misogine. Siamo nel 2021, miseriaccia!

Bene, ora che la presentazione è terminata, vieni a sederti sui grandi cuscini nel salottino del mio cottage, al calduccio. Il tè è pronto, i biscotti sono appena usciti dal forno, fuori piove e io sono pronta a iniziare il mio racconto.

Capitolo 1 | Tra draghi e onde

Sono nata sul mare. Non sono proprio la Sirenetta, d’accordo, ma visto quanto amo le onde potrei anche avere un passato da sirena, chissà. Da piccola mi dividevo tra l’essere una peste che saltellava qua e là cantando e imitando i personaggi dei cartoni, all’essere una piccola nerd che costruiva fortini con i lenzuoli e trascorreva ore e ore a leggere libri lì sotto con una torcia. La cosa buffa? Che da grande sono diventata una doppiatrice e una scrittrice, trasformando in un lavoro quella vena creativa che mi porto dietro da quando ero alta un tappo e mezzo. Ma ci arriviamo pian piano, tu seguimi.

A spingermi verso la lettura è stata mia madre. Passavamo pomeriggi interi in libreria a guardare copertine e scegliere nuove storie in cui immergerci. Il primo genere che ho amato è stato il fantasy: draghi, fate, stregoni, spadaccine, adoravo perdermi in quei mondi e dimenticare quello reale. E quando ci tornavo, nel mondo reale, mi prodigavo per essere davvero come le mie eroine preferite. Difendevo le persone dai bulli, odiavo le ingiustizie e mi circondavo di pochi amici ma buoni. Com’è che si dice? Il buongiorno si vede dal mattino!

Il resto del mio tempo lo passavo sul mare, lasciando correre i pensieri, sporca di sabbia e sale. Credo sia lì che ho desiderato la prima volta di dar voce alle storie dentro di me. Ed è lì che ritorno quando ho bisogno di ritrovarle.

Capitolo 2 | La guerriera nerd

Una volta arrivata al liceo, sono iniziati i problemi. Mi sentivo isolata, non trovavo qualcuno che fosse sulla mia linea d’onda. La città di provincia in cui sono vissuta non forniva molti spunti artistici ai suoi abitanti e l’adolescenza, si sa, è una fase complicata. Non trovando sostegno fuori, ho iniziato a chiudermi ancora di più nei libri. Leggevo continuamente, notte e giorno. Quante volte ho fatto l’alba per finire una storia avvincente!

E quando non leggevo facevo sport. Sono sempre stata una persona molto attiva, ho provato diversi sport, ma la disciplina che mi è rimasta nel cuore è stata il karate. Univa mente e corpo, mi faceva sentire equilibrata e resistente come una radice. Peccato che le mie ginocchia non fossero d’accordo: ho scoperto di essermi distrutta un menisco e avere i legamenti non proprio al massimo, il che significava niente karate, niente di niente, nessuno sport a livello agonistico.

È stato allora, dopo l’operazione al menisco, bloccata sul letto, che ho scoperto i forum, in particolare i Giochi di Ruolo by chat. Posso dire a cuor leggero che mi hanno salvata dalla tristezza, facendomi scoprire un mondo di storie e avventure che mi porto dietro ancora oggi. Credo fortemente che tutto ciò che accade nella vita ci conduca verso il nostro destino, dobbiamo solo trasformare gli ostacoli in occasioni. È quello che ho fatto con i GDR: non potevo vivere le avventure delle mie eroine, diventare la nuova Xena, ma potevo allenare la mia mente.

In quel periodo ho iniziato a scrivere sul serio, ma ho anche imparato a montare video, creare skin per i forum, usare Photoshop, l’HTML, non mi fermavo mai, ero assettata di sapere. Tutta l’energia che non potevo scaricare in palestra la scaricavo nello studio, ogni volta che acquisivo una skill iniziavo a lavorare su un’altra e, mia cara lettrice, avrei tanto voluto sapere che quello che stavo facendo rientrava nella definizione di multipotenziale.

Capitolo 3 | Caccia al tesoro

E proprio il mio essere multipotenziale ha iniziato a mettermi i bastoni tra le ruote al momento di iniziare l’università. Tutti volevano che scegliessi una strada, che mi specializzassi e “mettessi la testa a posto”. Ma come potevo scegliere tra tutte le mie passioni? Mi piaceva scrivere, ma in Italia non esisteva e non esiste ancora un’università di scrittura creativa come in America. E poi mi piacevano gli anime e i manga, avevo iniziato a fare cosplay, a registrare doppiaggi nel tempo libero, a scrivere storie che sognavo di trasformare in fumetti. La cosa più ovvia, per accontentare chi voleva che studiassi qualcosa che mi portasse soldi in futuro, mi è sembrata iscrivermi a lingue orientali. Non avevo ancora capito cosa mi stesse chiedendo il cuore, quale fosse il filo che legava insieme le mie passioni.

Sono durata un anno, poi ho capito che non faceva per me. Era una strada troppo rigida, troppo stretta. Ho ricominciato a cercare, mentre mi dedicavo senza sosta alla scrittura e al doppiaggio nel tempo libero, ho maturato un desiderio di fuga da quello che mi sembrava un buco nero che soffocava il mio lato artistico. Quindi la mia mente ha trovato una strana soluzione: iscriversi a Scienze Politiche per poi poter viaggiare come ambasciatrice. Pensavo che stringere i denti per un po’ mi avrebbe aiutata ad allontanarmi in futuro, ma mi sbagliavo: non esiste un posto in cui fuggire se il problema è dentro di te.

Anche qui, sono durata un anno e mi sono fermata. Del tutto. È iniziato un periodo della mia vita davvero buio. Lo stress e la battaglia contro me stessa hanno tirato un duro colpo alla mia tiroide che ha iniziato a irritarsi di brutto e a fami stare molto male. I mesi trascorsi a cercare di domare i miei ormoni, però, mi hanno aiutata a capire che non potevo costruire una vita per far contenti gli altri, dovevo costruirla per essere felice, perché l’unica persona che avrei avuto vicino tutta la vita sarei stata io.

Capitolo 4 | Gli anni del doppiaggio

Roma è sempre stata la mia città del cuore. Quando mi sentivo giù, persa o triste raggiungevo i miei posti preferiti, passeggiavo, mi godevo la sua bellezza e i pensieri tornavano in ordine. Ho iniziato a frequentarla mentre studiavo all’università, facendo la pendolare, e non l’ho più lasciata. Ci andavo continuamente, anche quando non dovevo seguire le lezioni. Ho incontrato le persone più importanti della mia vita per quelle vie antiche e ho ritrovato la me stessa che avevo perso, quella che imitava personaggi dei cartoni a squarciagola in giro per la città, che cantava passeggiando, che organizzava giornate di Giochi di Ruolo infinite.

Mentre le persone attorno a me impazzivano cercando di convincermi che ero sbagliata, che quello che sognavo non era fattibile, che sarei finita a gambe all’aria, ho iniziato a fare quello che mi piaceva davvero.

Ho iniziato un corso di dizione, ho lavorato come segretaria in uno studio medico per pagarmi finalmente un corso di doppiaggio professionale, ho lavorato in radio, studiato teatro. E, di notte, mentre il mondo dormiva, continuavo a scrivere. Avevo praticamente abbandonato il sogno di diventare una scrittrice di professione, focalizzandomi sulla mia seconda passione, l’utilizzo della voce, ma scrivere non è mai stata una scelta per me, è un bisogno primordiale, è quello che sono. Non potevo smettere.

Alla fine, sono uscita dall’Accademia di doppiaggio con il massimo dei voti. Finalmente mi sentivo brava, finalmente potevo essere chi volevo. Ho iniziato a frequentare le sale, a chiedere provini, a saltellare da un posto all’altro di Roma come una trottola, nei panni di questo o quel personaggio dei cartoni animati. I miei preferiti erano quelli un po’ matti, che parlavano a raffica e avevano i capelli dei colori più strani. Un po’ come me, insomma.

È stato uno dei periodi migliori della mia vita, mi sentivo a casa. E poi… Poi il mio secondo ginocchio ha iniziato ad essere geloso dell’altro e ha deciso di rompersi un po’. Niente di grave, solo un po’ di cartilagine consumata che avrei “curato” con terapie ed esercizi, ma era comunque un problema: non potevo starmene seduta tutto il giorno e nel frattempo fare la pendolare e girare le sale come una molla. Ho dovuto fermarmi. Di nuovo.

E qui è accaduta la seconda magia. Se non potevo doppiare cosa mi rimaneva? La scrittura. Visto? Prima o poi tutto torna, la vita te le tira in faccia le verità e se fai attenzione puoi acchiapparle al volo. Era il momento di crederci, di trasformare quella “sconfitta” in qualcosa di bello. Così ho preso tutto il coraggio che avevo, ho riaperto il quadernino dei sogni di quella ragazzina che passava i pomeriggi a guardare il mare e… ho scritto il mio primo libro. Ho ritrovato il pezzettino mancante e ho capito che raccontare storie era bello, ma non volevo raccontare quelle degli altri, volevo raccontare le mie.

Capitolo 5 | Posso scrivere?

Mi sono data una scadenza: in 365 giorni avrei scritto il mio libro, iniziando da zero. Finora avevo scritto solo nei GDR, non avevo mai tentato seriamente la strada della pubblicazione. Per aiutarmi, ho deciso di aprire un blog e postare un articolo al giorno raccontando dei miei progressi, il che mi obbligava a non saltare mai una sessione di scrittura. È stata la mia prima iniziativa online ed è andata alla grande: scrivevo senza sosta, le persone mi seguivano e mi spronavano, e avevo anche iniziato a registrare da casa brevi estratti, inserendo nel calderone anche il doppiaggio.

In un anno è cambiato tutto. Quando il mio ginocchio è guarito avevo un libro pronto, qualche soldo da parte e la voglia di buttarmi in una nuova avventura. Così ho proposto il libro a qualche Casa Editrice e dopo due mesi, in una calda giornata di primavera, mi è arrivata una proposta di pubblicazione. Ad Agosto 2017 ho pubblicato il mio primo libro e ho capito che non avrei mai più smesso di scrivere.

Mi sono trasferita a Milano, insieme al mio compagno, e ho ripreso a studiare. Ho seguito corsi di scrittura creativa online e dal vivo, e ci ho infilato anche un corso di Web Marketing perché volevo imparare a capirli quei dannati social, volevo far fruttare il mio blog. Ho iniziato a lavorare per un paio di agenzie, ho scoperto di essere una brava content writer, una social media manager niente male, una blogger fastidiosa e una fotografa decente. Insomma, ero tutto e niente o, come ho imparato più in là, ero una Content Creator.

Capitolo 6 | Chi sono davvero

Non facevo altro che scrivere e creare contenuti per il web. Ho iniziato anche a insegnare scrittura creativa, editare libri e scrivere valutazioni. Solo che, di nuovo, lavoravo su cose già create, ero alla fine della filiera, mettevo il fiocco sui pacchetti.

E poi è arrivato il lockdown, la pandemia, e non ci sono più stati fiocchetti da legare. Il lavoro non è diminuito, ma sono cambiate le persone. Prima passavo ore al telefono a parlare del perché una storia o un progetto non funzionassero, ora non facevo altro che sostenere quelli che mi piace chiamare affettuosamente “i miei artisti”, anche se un artista non è di nessuno, forse neanche di se stesso. Domande come “Perché non riesco a concentrarmi? Valgo davvero? Posso farcela? Sono brava?” hanno sostituito quelle tecniche. Le persone non avevano più paura che una storia o un’idea avessero falle, avevano paura di essere sole, di non essere abbastanza, si sentivano perse. E venivano da me, non perché io fossi chissà cosa o chissà chi, non lo sapevo neanche io cos’ero, ma perché in me vedevano forse un pezzettino di quello che volevano.

Per la prima volta, essere tante cose non era un difetto, ma un pregio. Essere tante cose voleva dire poter aiutare tante persone. Non dovevo più impacchettare una storia già scritta, dovevo aiutare chi ne aveva una a tirarla fuori. Dovevo raccontare alle persone il mio percorso e guidarle affinché trovassero il proprio. Dovevo dargli la forza che io ho dovuto trovare da sola.

J. A. Windgale

Capitolo 7 | Oggi

Ci ho messo un po’ a conciliare tutti questi aspetti. Ho avuto bisogno di diversi mesi, di lunghe chiacchierate con i miei amici più cari, con il mio compagno, con la mia coach, ma alla fine ho costruito il mio progetto, tassello dopo tassello.

Deciso di diventare una freelance, ho ritirato il mio libro dal mercato e ho ricominciato a pubblicare la saga dall’inizio, questa volta in self (guarda qua). Ho sfruttato i miei studi editoriali e quelli di web marketing e ho iniziato a offrire consulenze a scrittori che volevano crescere e migliorarsi.

Nel frattempo, ho iniziato un percorso di crescita personale, ho studiato molto, lavorato sulla creazione di un posto online che mi facesse sentire a casa. E così è nato il Cottage Creativo: cos’è l’ho spiegato piuttosto bene in questa puntata del mio podcast.

Ho anche pensato al nome del mio percorso. Non volevo utilizzare termini troppo battuti, così l’ho inventato: sono una creativity mentor, anche tradotto con “una tipa stramba che sfrutta la sua multipotenzialità per aiutare gli altri”.

Ora la mia vita si divide in due macro universi: la parte dei contenuti che spargo in giro per il web (libri, podcast, articoli, video youtube, audiolibri, foto, ecc.) e la parte dei percorsi di crescita personale e creativa (consulenze, webinar, corsi, newsletter, ecc.).

Insomma, sono una sognatrice che aiuta i sognatori a non aver paura. La ragazzina che guardava il mare ora porta un po’ di mare nei cuori degli altri. Racconto, sostengo, intreccio idee e concimo entusiasmi, perché sono convinta che possiamo trasformare questa vita nel più bel giardino che abbiamo mai visto e nessuna pandemia, nessuna paura potrà mai fermarci.

Non so cosa succederà da qui a un anno, se scalerò una montagna o mi metterò a studiare qualcosa di strano, ma so che il viaggio è appena iniziato. Spero di averti divertito almeno un pochino e che lavoreremo insieme, un giorno. Immagino di incontrarti sulla spiaggia per parlare di idee fantastiche, di bere un tè e offrirti i miei famosi biscotti al burro. E spero che tu abbia un sogno e che stia combattendo per realizzarlo, perché i sognatori hanno la capacità di cambiare il mondo.

È arrivato il momento per me di mettere un punto a questo fiume di parole. Sono pronta ad ascoltare te, adesso. Se qualcosa di bello ti frulla in testa, scrivimi, mandami un messaggio di fumo, una sfera magica che porta un messaggio, un drago, qualunque cosa sia in grado di trasportare le tue parole. Mi trovi sempre qui.

Ci vediamo nel prossimo sogno,
Juls


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