Winterog | Brigit, la triplice dea di Imbolc

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Rubrica a cura di Giulia Tolentino
Editing di J. A. Windgale

«Sono sotto lo scudo / Della generosa Brigit ogni giorno; / Sono sotto lo scudo / della generosa Brigit ogni notte. / Sono protetto / Dalla Levatrice di Maria, / Ogni alba e ogni tramonto, / Ogni notte e ogni giorno. / Brigit è la mia compagna, / Brigit è l’ispiratrice delle mie canzoni, / Brigit è la mia aiutante, / è la migliore delle donne, la mia guida fra tutte le donne.»

Antica preghiera di invocazione a Brigit delle Highland (regioni montuose) scozzesi

Dea della poesia

Una delle dee più importanti e complesse del pantheon celtico, la dea Brigit (pronunciato Brighit) ha molti nomi: Bridie, Bride, Brighit, Bree, Brue, Brigid e Bridget. Adorata in tutta Europa, la sua tradizione è riuscita a sopravvivere intatta attraverso i secoli e le generazioni, occupando ruoli differenti a seconda del periodo. Primo fra tutti quello della terra, che la vede divenire nei secoli dea protettrice dei Brigantes, potente tribù celtica, abitanti della Britannia romana, odierna Inghilterra. Il suo nome Brighit, dal gaelico Brig, ha il significato di “potente e ispirata”, due delle caratteristiche preponderanti di questa divinità. Ella è la Dea del cambiamento, della trasformazione, della divinazione, della poesia e di tutto ciò che ha a che fare con l’ispirazione.

Conosciuta anche come la Grande Dea, un tempo aveva il compito di comandare la terra e le stagioni. Era anche spesso vista come personificazione della Fanciulla, Bridie di Imbolc, signora della nuova primavera. Figlia del Grande Dio Dagda e controparte celtica della dea Minerva/Athena, questa dea è considerata la curatrice della tradizione. Forse anche perché, per i Celti, la poesia era un’arte sacra che trascendeva la semplice scrittura in versi al fine di divenire magia e rito. Questo pensiero ha attraversato il tempo fino ai nostri giorni ove rimane ancora salda la convinzione che un incantesimo per funzionare debba essere scritto in rima. La poesia aveva quindi un elemento magico a sé, elemento che veniva affiancato dalla certezza che queste parole composte in versi fossero la personificazione della memoria ancestrale di un popolo.

Protettrice dei popoli

Raffigurata a volte come un serpente di colore verde o come tre sorelle (fanciulla, madre e saggia anziana) la dea Brigit incarna come abbiamo visto la Ruota dell’anno e la Natura che ritorna rigenerata e pura dopo la morte invernale. Come una fenice insomma, un paragone facile da fare in quanto dea del triplice fuoco, “breo” significa in effetti proprio fuoco.

Il suo aspetto tradizionale la vuole dolce e fanciullesca, perfetto per una dea del focolare: le case le furono spesso dedicate ed esistono molte benedizioni in suo onore; persino nelle feste veniva sempre tenuto un posto libero a tavola per lei. Le ceneri e i tizzoni venivano inoltre lasciati ritualmente nelle campagne in suo onore al fine di invocare fertilità e benedizioni. Era inoltre la protettrice dei fabbri, poeti e guaritori.

Perché proprio queste figure? I fabbri manipolano il metallo, professione legata al fuoco e all’alchimia, arte di trasmutare i metalli in oro, nonché simbolo astratto del viaggio psichico verso la coscienza di sé tramite la purificazione e la liberazione dai conflitti interni. Una vera e propria professione magica insomma. I poeti, come abbiamo già affrontato, erano visti quasi alla stregua di divinità. E i guaritori? Beh questi ultimi da sempre svolgono un ruolo di primaria importanza. Infine erano da considerarsi sotto l’egida di Brigit anche i misteri druidici, i guaritori spirituali, i laghi e le acque.

Le “sorgenti di Brigit”, luoghi di pellegrinaggio, sorgono ancora oggi un po’ ovunque nelle isole Britanniche e sono sovente accompagnate da numerose tradizioni che li attribuiscono poteri taumaturgici, come quella di appendere ai rami degli alberi, sorti nelle loro vicinanze, strisce di stoffa o nastri a indicare malattie da cui si richiede una guarigione. Per avere il suo favore, donne in stato di gravidanza si recano anche nei nostri giorni nelle vicinanze di una fonte per accendere un fuoco rituale al fine di evocare una benedizione.

Oggetti sacri

Se siete, inoltre, appassionati di miti e leggende potete di sicuro indovinare uno se non tutti gli elementi sacri a questa divinità. La ruota del filatoio (oggetto magico nelle mani di Tremotino o di Malefica o delle Parche), simbolo della Ruota dell’Anno, centro ruotante del cosmo e strumento che tesse il percorso della vita. La coppa, che ritroviamo molto nelle nostre storie dal Sacro Graal alla Coppa della Vita di Merlin. E infine lo specchio, porta verso il mondo sovrasensibile, strumento divinatorio e simbolo dell’Altro mondo. Tra i suoi animali sacri ritroviamo il serpente verde, simbolo di morte-rinascita e di dualità, la mucca e la pecora, legata a Imbolc, e il gallo, annunciatore di una nuova giornata.

La signora del lago

Per di più chi non ha mai sentito nominare Avalon o re Artù? Molti pochi penserei. Vi chiedereste cosa c’entrano questi con la dea Brigit, eppure anche in questo mito è presente il suo zampino. Excalibur, la famosissima spada, si racconta sia stata creata dalla Signora del Lago (e non da Merlino e il drago come nel telefilm).

Questa potente figura femminile è spesso rimandata a Brigit (in questo caso la chiamano Brighid, ma è una e la stessa), visto il suo essere forgiatrice di un’arma magica, oltre all’associazione con un lago e con il fuoco. Se si prende, inoltre, in considerazione il fatto che questa spada sia capace di sconfiggere ogni nemico e proteggere il regno, risulta facile vedere come la figura mistica della Signora del Lago sia davvero la dea in questione sotto mentite spoglie. In fondo Brighid è considerata la patrona dei guerrieri, così come Brigit è vista come la dea protettrice della Britannia.

Excalibur non è comunque la sola a collegare Brigit al mito di Avalon. Esiste una storia, proveniente dal dodicesimo secolo, in cui Merlino viene ispirato da un personaggio femminile che simboleggia la sovranità della Gran Bretagna oltre a causargli visioni sulla storia di questa terra. Nondimeno c’è anche l’Isola delle Mele da considerare (e no, non è il giardino di Hera o il paradiso terrestre). Avalon, luogo dove fu forgiata Excalibur, il cui nome secondo alcuni significherebbe Isola delle Mele, per simboleggiarne la fertilità, può essere considerato un altro chiaro accenno a questa divinità che, secondo le storie, possiede un meleto nell’aldilà, dove le api vanno al fine di ottenere del nettare magico (forse ambrosia, chi lo sa).

Dea della fiamma

Brigid, “colei che esalta se stessa”, dea della fiamma sacra del Kildare (da “Cill Dara”, ovvero “chiesa di quercia”) è spesso considerata come la nubile bianca signora della dea triplice. La sua importanza è tale che neanche l’avvento del cristianesimo ha potuto zittirne la voce e soffocarne la presenza. Quale fu allora il suo destino? Stranamente esiste una santa con la capacità di moltiplicare cibi e bevande chiamata Brigitta, figlia di un druido, Dougal il Bruno, e “balia” di Gesù Cristo. Santa Brigida è ritenuta la miracolosa levatrice di Gesù e la sua celebrazione, come potete facilmente indovinare, cade appunto il 1° febbraio (strano, no?).

Ma la più curiosa coincidenza è che a questa santa fu consacrato un particolare monastero irlandese, quale? Ma, naturalmente, proprio quello di Kildare, dove un fuoco è mantenuto costantemente acceso, da diciannove monache, in suo onore. Se andiamo a scavare nel tempo, scopriamo infatti che il fantomatico monastero era un santuario druido. Con l’arrivo della nuova fede le diciannove sacerdotesse del tempio si limitarono a prendere i voti come suore e a vestirne i panni. Nessuna delle loro attività di custodi del Sacro Fuoco mutò in altro modo.

Tuttora ogni suora veglia sul fuoco per ventiquattro ore in un ciclo di venti giorni; quando tutte e diciannove finiscono il loro turno di veglia l’ultima suora pronuncia ancora la formula rituale: «Bridget proteggi il tuo fuoco. Questa è la tua notte.» Il ventesimo giorno, secondo la leggenda, è la stessa Bridget a tenere acceso il fuoco. È interessante segnalare che anticamente le sacerdotesse druidi di Brigit curavano i falò accesi a Imbolc. La tradizione è ora mantenuta dalle suore per celebrare la nuova santa.

Vivere o esistere?

Cosa è presente nell’ombra di questo emblema? Come mai è così radicata nella nostra tradizione da rendere quasi impossibile oscurarla? La figura della dea Brigit rappresenta in realtà un archetipo complesso che racchiude in sé ognuna delle tre fasi della crescita di una donna. È fanciulla, madre e anziana, colei che può guidarci nel nostro percorso, la vocina dell’istinto che ci consiglia sulla strada della vita. Creatività e nuove idee, è voltare pagina e un soffio d’aria pulita. È la nostra determinazione e la passione che a volte abbiamo paura di seguire. La madre che sostiene i suoi figli, la nonna che guida le nuove madri, la bambina che è la tua migliore amica da sempre.

Come si può dunque vedere Brigit è una dea complessa, ma che può essere considerata completa col suo essere considerata Dea dal triplice aspetto. Legata a molte tradizioni e a molti simboli naturali, ecco perché è così amata e venerata. Lei è il Cuore. Colei che è capace di riaccendere la fiamma che vive in ognuno, in grado di calmare i cuori, purificarci e moltiplicare ciò che si ama. In fondo, se ci si pensa: una casa senza il calore di un focolare è solo mura e una famiglia senza il calore dell’amore e dell’affetto non è una famiglia, solo estranei e nemici in attesa di colpire. Una vita senza fuoco, senza passioni o novità è solo una lenta morte sotto mentite spoglie, non è vivere, solo esistere.

«Sono Colei che è la madre naturale di tutte le cose, / maestra e governatrice di tutti gli elementi, / la progenie iniziale dei mondi, / il capo dei poteri divini, / Regina di tutti coloro che sono nell’aldilà, / la più importante di coloro che abitano sopra, / manifestazione da sola e sotto una sola forma / di tutti gli Dei e di tutte le Dee.»

Lucius Apuleius

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