Winterog | Imbolc, la festa di Mezzo Inverno

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Rubrica a cura di Giulia Tolentino
Editing di J. A. Windgale

Dopo Yule, con i suoi sempreverdi e le sue luci, è ora arrivato il momento di parlare di Imbolc. Nata presso le popolazioni celtiche del Nord Italia e dell’Europa Occidentale, questa festa è anche chiamata Oimelc, Imbolg o festa di Mezzo Inverno a causa della sua collocazione proprio a cavallo fra il Solstizio d’Inverno e l’Equinozio di Primavera. Duplice festa, che viene commemorata ai primi scorci della Primavera, è da considerarsi sia come una promessa della fine dell’Inverno sia come periodo di riposo per la Dea dopo aver partorito il Dio a Yule.

Etimologia di Imbolc

Il nome Imbolc (pronuncia Immol’c) deriva dall’antico irlandese e il suo significato non appare certo. La parola può infatti provenire da Imb-folc, cioè “grande pioggia”, che spiegherebbe come in molte località dei paesi celtici questa celebrazione si chiami “Festa della Pioggia”, in riferimento ai mutamenti climatici della stagione, nonché alla vista dell’acqua piovana come purificatrice dalla impurità invernali. Se invece ricerchiamo altri suoi nomi, come Oimelc o Imbolg, notiamo come queste parole significhino rispettivamente “lattazione delle pecore” e “nel sacco” inteso come “in grembo”, riferimento alla gravidanza delle pecore e al prossimo arrivo degli agnelli (nuova fonte di cibo e di ricchezza, nata all’inizio della buona stagione), oppure con riferimento simbolico al risveglio della Natura nel grembo di Madre Terra.

Perché, però, nominarlo dopo la lattazione delle pecore? L’allattamento degli agnelli risultava significativo in quanto garantiva un rifornimento provvidenziale di proteine e nuovo latte, burro e formaggio che costituivano un aiuto importante per bambini e anziani nei freddi giorni di febbraio. L’etimologia della parola Imbolc, pur controversa, rimanda in tutti i casi a significati collegati al senso profondo di questa festività. Altre sue denominazioni includono Oimealg per i Druidi, Lupercus nella Stregheria (tradizione neopagana italo-americana), Candelora per la tradizione Cristiana, o anche semplicemente Il giorno di Bridgit.

Il freddo inverno

Cosa sappiamo di questa festa? La sua celebrazione iniziava al tramonto del giorno precedente (1 febbraio), in coerenza con la tradizione celtica che individuava l’inizio del giorno proprio all’imbrunire della giornata passata, e prevedeva vari riti agro-pastorali al fine di sfruttare la magia simpatica per risvegliare la natura e scacciare il gelo invernale. Venivano accesi grandi falò e venivano preparati cibi sacri. Era in uso versare il latte nei campi come offerta alla Dea Brigid (da non confondere con la già citata tradizione della Bretagna di versare latte sulle tombe a Samhain) e anche mangiare il formaggio con farina, uova (due ingredienti magici associati al sole) e burro (collegato al principio della fertilità).

La luce, nata al Solstizio, comincia a manifestarsi all’inizio del mese di febbraio, proprio quando ci accorgiamo che qualcosa in natura sta cambiando. Questo nei tempi antichi era il più difficile periodo dell’anno. Cosa fare quando le riserve alimentari cominciavano a finire e la caccia non poteva aiutare più di tanto a rinforzarle? Era, come si può capire, un periodo di sconforto e questi timidi segnali di ripresa, che annunciavano il ritorno della primavera, venivano accolti con tutti gli onori possibili. Imbolc festeggia proprio questo: l’atteso ritorno della nuova stagione. E se tutto questo vi rammenta la festa della Candelora, non disperatevi, la festa delle luci di origine cristiana affonda le sue radici proprio in questa festività.

Brigit, la dea del triplice fuoco

Ma ritorniamo a un elemento caratterizzante di questa celebrazione, ovvero la luce. Questo elemento protagonista di Imbolc le permette di entrare in un club esclusivo di feste celtiche: è una delle quattro ricorrenze soprannominate “feste del fuoco”, a causa dell’accensione di fuochi come caratteristica essenziale.

Come abbiamo già sottolineato, il clima non era dei migliori per dare una grande festa, tenendo conto del freddo e della scarsità delle provviste; non vi erano quindi in programma grandi celebrazioni tribali. Le donne dei villaggi si radunavano per celebrare la dea della luce. Brigit, o Brighid (da “breo”, fuoco) era la dea onorata in questa circostanza ed era considerata la dea del triplice fuoco, rappresentata spesso come tre sorelle (fanciulla vergine, madre feconda e vecchia saggia) correlate alle fasi della natura. La somiglianza di questa dea celtica, persino nel nome, con Santa Brigida della tradizione cristiana non è casuale (la fantasia della chiesa). Ma torniamo a parlare del Sabbat.

Nelle antiche tradizioni pagane era usanza costruire piccole bamboline di grano o di spighe, collocate poi su un letto di fiori in alcuni cestini. Le giovani donne le portavano di porta in porta, al fine di porvi all’interno dei doni. Dopo la festa, le donne più anziane costruivano delle bacchette caratteristiche per queste bamboline da tenere tra le mani e poi le bruciavano. Alla mattina, controllavano le ceneri in cerca di segni da interpretare come presagi. Un’altra tradizione di questo giorno è quella di mettere una candela accesa su ogni finestra da lasciare ardere fino all’alba successiva, come saluto al sole rinato.

Simboli e purificazione

Un altro simbolo di questo Sabbat è l’aratro. In molti luoghi questo è il primo giorno considerato per l’aratura. Si decorava un aratro e successivamente si trasportava di porta in porta. Su questo salivano bambini in costume che chiedevano cibo, bibite o soldi; se il vicino rifiutava di dare qualcosa, gli veniva arato il giardino coltivato con i fiori (un misto tra carnevale e dolcetto o scherzetto, insomma). In altre zone l’aratro veniva cosparso di whiskey e pezzi di pane e formaggio erano lasciati al suo fianco come offerte agli spiriti della natura.

Ai giorni nostri, in alcune parti del mondo, la ricorrenza di accendere fuochi il 2 febbraio esiste ancora, anche se in altre aree si è preferito passare all’uso di candele bianche, simbolo di purezza e di purificazione. Queste candele andrebbero poi portate nelle diverse stanze della casa seguendo un percorso orario, al fine di purificare la dimora. La fiamma infine verrà estinta con un ringraziamento alla dea.

Questa purificazione rituale è da intendere come riguardante tutti i settori della vita. Cibi leggeri e pulizie domestiche la fanno quindi da padroni; c’è chi consiglia di usare una scopa di saggina e di spargere sul pavimento sale e rosmarino o di utilizzare incensi e fumigazioni a base di verbena. È anche il momento per spazzare via i pensieri e le emozioni inutili e controproducenti per far posto alle novità.

Il cuore di Imbolc

I colori delle decorazioni da utilizzare invece? Bianco, rosso e verde, simboli rispettivamente del ritorno della luce, del sole nascente e della vegetazione. Un richiamo inoltre a Yule e alla dea Brigit, a cui sono legati. Per le decorazioni vive si consiglia di utilizzare il bucaneve, pianta sacra di Imbolc. Questo fiore è il primo a sbocciare e il suo colore bianco ricorda sia la purezza che il latte per gli agnelli.

Questo Sabbat celebra la luna come fonte di fertilità per i prossimi mesi. È il simbolo dei cambiamenti sotto la superficie, delle idee piantate che sbocceranno nel futuro, dei propositi nascosti e tenuti per sé, proprio sotto al cuore. Secondo molti, è il tempo per prendere impegni o per disfare quelli già accettati che ci stanno stretti. È il momento di lanciare lo sguardo avanti verso quello che sta arrivando. È l’ora della speranza. Buoni preparativi!

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