Winterog | L’albero di Yule

Condividi

Rubrica a cura di Giulia Tolentino
Editing di J. A. Windgale

«Quando la Ruota per Yule passerà, accendi il ceppo, ed il Cornuto regnerà.»

Rede Wicca

Le feste invernali bussano alle porte e c’è sempre un ospite prezioso che entra con loro. È una nota armonica che ritroviamo facilmente in tutte le case e in svariate dimensioni. Sono sicura che lo conoscete, basta rispondere alla mia prossima domanda.

Perché l’albero di Natale?

Ebbene sì, il nostro alberello è un po’ dappertutto in questi giorni dell’anno, come Babbo Natale, anche se spiegare la sua presenza è molto più semplice. L’abete rosso era considerato divino nei tempi antichi. Per i Greci e i Romani era l’albero sacro alla dea Artemide, per i Vichinghi e gli altri popoli del nord simboleggiava Yggdrasil, l’albero cosmico, per i Celti, invece, favoriva la ricerca interiore ed era un simbolo di rinascita e immortalità. Se a questo si aggiunge il fatto che, per i popoli scandinavi, questa pianta permetteva di prevedere il futuro e donava a tutti una forte dose di energia positiva, si può facilmente comprendere perché la gente ne cercasse uno nel bosco per portarlo a casa e addobbarlo con ghiande e dolci.

E dopo? Be’, finiva nel focolare, in un rito di magia simpatica per invogliare il ritorno del sole. Rito che a volte si prolungava fino al giorno ora festeggiato come Epifania. Alcune popolazioni europee pensavano che il falò bruciasse simbolicamente le negatività e che le streghe potessero utilizzarlo per leggere dei presagi nelle fiamme.

Perché l’abete?

Fu scelto questo sempreverde proprio perché non muore mai, neanche nei giorni della Merla, che, per chi non lo sapesse, sono i più freddi dell’anno. Era per di più un simbolo fallico associato a divinità maschili di forza e vitalità. Addobbarlo diveniva quindi un piccolo rito casalingo per attirare la fortuna e l’abbondanza in famiglia. I popoli nordici ancora oggi lo chiamano “albero di Yule”.

Questo sempreverde non è, però, l’unico arbusto con il quale si decora la casa. La Stella di Natale, spesso irrinunciabile proprio per il suo legame con la primavera, è considerata da molti come l’araldo della luce, premessa di fertilità, abbondanza e benevolenza.

E non può ovviamente mancare il vischio, anch’esso portatore di fortuna, prosperità e protezione. I druidi lo raccoglievano durante i primi dieci giorni di dicembre così che ogni famiglia ne avesse un rametto essiccato da appendere nelle case. I primi a entrare in casa, dopo Yule, dovevano portarne un ramo. Questo, insieme al gesto di baciarsi sotto il vischio come portafortuna, è una di quelle usanze poi trasferite al giorno di Capodanno.

Vischio e buon augurio

La consuetudine di associare a questa pianta cespugliosa la buona sorte deriva in misura maggiore dalla tradizione celtica, che la reputava magica: non aveva radici, ma riusciva ancora a vivere. I druidi la raccoglievano con un falcetto d’oro, la deponevano in una catinella dorata riempita d’acqua e la veneravano. Cosa facevano poi con l’acqua? Bagnavano i malati al fine di farli guarire o i sani per non farli ammalare.

Per questo popolo, il vischio era “colui che guarisce tutto, simbolo della vita che trionfa sul torpore invernale”. Una pianta donata dalle divinità in quanto nata, secondo loro, dove cadeva un fulmine, simbolo della discesa del divino sulla terra. Il tipo più influente? Quello cresciuto sulla quercia, albero del dio dei cieli e della folgore. Come erano in grado di sfruttarne la potenza? Tagliandolo con un particolare rito mistico, al fine di carpire tutte le potenzialità magiche del fulmine che conservava dentro di sé.

Non erano solo i Celti ad attribuire al vischio capacità connesse alla guarigione e al cielo, lo facevano anche altre civiltà del mondo, come i Valo africani e gli Ainu giapponesi. E noi? Noi ci limitiamo a usarlo per tinture o infusi, come antipertensivo e immunostimolante, o per causare allucinazioni e convulsioni se lo impieghiamo in dosi elevate per avvelenare qualcuno (evitate di farlo, per favore).

L’agrifoglio

Un piccolo sipario va alzato invece sull’agrifoglio (piccolo come le sue bacche rosse). Il soprannominato “alloro spinoso” è un classico simbolo di queste feste. Questo sempreverde, infatti, riunisce tre dei colori sacri ai celti: bianco per i suoi fiori, rosso per le bacche e nero (verde scuro, in effetti, ma ok) delle foglie. Le spine della pianta sono monito di un possibile sacrificio di sangue, mentre le sue foglie acuminate allontanerebbero gli spiriti maligni. Simbolo dell’esistenza delle anime gemelle, in quanto incapace di riprodursi da solo (i gameti maschili e femminili vengono prodotti su due piante diverse che sono sempre uno nei pressi dell’altro), era usanza per i Romani scambiarne un rametto per la fortuna.

Colori e regali

Non possiamo citare l’alberello decorato a festa senza parlare dei regali che tutti noi mettiamo al sicuro sotto i suoi rami. In origine, l’unico regalo scambiato era costituito da candele. Ancora oggi in molte case nordiche c’è un posticino predisposto proprio per loro. Se ci pensate, regalare una candela significa donare luce e per analogia vita e fortuna Un bellissimo pensiero, no?

Ricordate oltretutto che, se volete rimanere in tema, i tre colori di questa festa sono: bianco, rosso e nero. A volte si usano l’oro (insieme o al posto del rosso), l’argento (invece del bianco) e il blu con il verde scuro (in sostituzione del nero).

Per concludere, vorrei soffermarmi su un’usanza norrena un po’ particolare: il ramo di Yule. Qualche giorno prima del solstizio andate al parco e procuratevi un bel ramo. Tornate a casa, pulitelo e decoratelo. Successivamente scrivete su dei bigliettini i vostri desideri insieme a quelli di parenti e amici. Quindi arrotolate i biglietti, legateli e appendeteli al ramo. Se potete, mettetelo nell’anticamera di casa vostra con vicino un pennarello e alcuni biglietti vuoti, così che chiunque entri in casa possa scrivere e legare il proprio desiderio. A Yule, quando accendete il camino bruciate il tutto. I desideri liberati voleranno, salendo in alto oltre le nuvole e, forse, saranno esauditi. Buon Yule a tutti!

Condividi

Lascia un commento

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.