FABULA | Progettare un romanzo

progettare un romanzo

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Esistono due tipi di scrittori: quello che dice di scrivere soltanto guidato dall’ispirazione e quello che, invece, si spende per pianificare, progettare e programmare tutto il lavoro. Chi dei due ha ragione? Il secondo. Perché? Te lo spiego per bene in questo articolo, quindi continua a leggere se vuoi risolvere l’oscuro arcano.

Ispirazione o progettazione?

Una certa persona un po’ famosa, un certo Picasso, non so se hai mai sentito questo nome (sì, sono ironica), ci ha lasciato un pensiero che riassume esattamente quello che penso sull’ispirazione: “L’ispirazione esiste, ma deve trovarti già al lavoro”. Per spiegartela in maniera ancora più semplice, Picasso dice che devi lavorare sodo ogni giorno, fare progetti, esercitarti, sudare sul tuo sogno e nel momento in cui ispirazione arriverà potrai sfruttarla al meglio.

Se invece arrivasse e ti trovasse sdraiato sul divano a mangiare popcorn, non credo che avrebbe molta voglia di venire a bussarti sulla nuca e convincerti a scrivere. E questo si tradurrebbe in una scenetta che ho visto tante di quelle volte da averne l’allergia, ormai.
Lo scrittore è lì a trastullarsi, inveendo contro l’ispirazione che proprio non ne vuole sapere di arrivare. Fa di tutto pur di non sedersi alla scrivania: guarda la tv, chiama gli amici, gioca con il cane, canticchia vecchie canzoni, scorre Instagram per circa tre ore consecutive e cose così. Poi, timida, a un certo punto l’ispirazione fa capolino e gli batte sulla nuca, ma lui è talmente preso da un’immagine fighissima sui social che non la sente neanche e perde il momento.

Ora immaginiamo la stessa scena, ma con un’ambientazione diversa. Lo scrittore è alla scrivania, la pagina bianca lo terrorizza, ma non molla. Scrive, cancella, riscrive, appunta, schematizza, impreca e continua senza sosta. D’un tratto, eccola lì, l’ispirazione. Bussa e lo scrittore prende un lungo respiro prima di abbracciarla e lasciarsi andare a una sessione creativa soddisfacente e ispirata.

Visto? Il lieto fine esiste, ma deve trovarci già al lavoro. (Grazie, Picasso!)
Riassumendo: l’ispirazione aiuta, ma è la ciliegina sulla torta non l’impasto. L’impasto sei tu che ti siedi a quella dannata scrivania e ti fai bruciare i polpastrelli battendo sulla tastiera. Non è un mestiere da pigri quello dello scrittore. Su, al lavoro! Ah no, aspetta, l’articolo non è ancora finito.

Perché progettare un romanzo

Arriviamo al tasto dolente. Ora che hai capito di doverti tirare su le maniche, ti starai chiedendo: “Ok, con cosa inizio?”.

Prima di iniziare a spiegarti due cosine, voglio precisarne un’altra: c’è un mondo di cui parlare quando si tira in ballo la progettazione di una storia. Potremmo chiacchierare per ore e rimanere comunque sulla superficie, quindi quello che leggerai qui sarà un riassunto del riassunto del riassunto di quello che potrebbe insegnarti un Writing Coach (dai un’occhiata al servizio). Voglio essere chiara, altrimenti sembro volerti lanciare in faccia due nozioni e lasciarti in un lago di piranha. Ecco, ora possiamo riprendere.

Progettare un romanzo è un lavoro lungo e attento che uno scrittore deve portare a termine prima di buttarsi nella storia. Se sei uno scrittore, o vuoi diventarlo, avrai sicuramente letto un sacco di libri. (No? Allora DEVI leggere quest’altro articolo!) Prendi il tuo libro preferito, ad esempio: avrà sicuramente un worldbuilding studiato nel dettaglio, una bella caratterizzazione dei personaggi, dei dialoghi che reggono, uno svolgimento chiaro e lineare. Se non è così, cambia libro.

Tutte queste cose che ti ho elencato devono esserci a monte quando si inizia a scrivere.
Prima di muovere un personaggio, devi averlo creato per bene. Sceglierne il nome, l’aspetto fisico, il carattere, il passato, il vestiario, i legami sentimentali, le motivazioni, persino il prestavolto, se sei una fan dei GDR come me.
Prima di descrivere un luogo o un mondo, devi aver creato le sue regole, perché se vai avanti senza averlo fatto è praticamente matematico che ti ritroverai con dei buchi di trama grossi quanto Marte. E tu non vuoi questo, vero?

Ultimo esempio, se no, come detto sopra, stiamo qui per ore: i dialoghi. Avrai fatto caso che i dialoghi migliori sono scritti così bene che ti sembra di sentir parlare i personaggi. Questo perché lo scrittore ha studiato bene gli atteggiamenti e il vocabolario dei suoi protagonisti prima di buttarli nella mischia. Esempio: se il sovrano di un regno parla come un ragazzo adolescente dei nostri tempi, be’, qualche problema si crea nella mente del lettore. Oppure, errore comune, i personaggi parlano tutti allo stesso modo: lo stesso umorismo, le stesse battute e via dicendo. Non bene, come direbbe Jack Sparrow.

Come ovviare a questi errori? Progettando, tadaaan!

Come progettare il tuo romanzo

Quando devi partire per le vacanze, cosa fai? Progetti il viaggio, giusto? Cosa c’è da visitare, che mezzi prendere, i soldi da spendere, l’albergo, i bagagli, ecc. Ecco, progettare un romanzo significa più o meno la stessa cosa, solo che il viaggio è lo svolgimento, i soldi sono il tempo che impiegherai a lavorarci, il luogo da visitare è il mondo che stai creando, l’albergo e i monumenti sono i luoghi visitati dai personaggi e i bagagli sono gli oggetti, i vestiti e ciò che porteranno dietro.

Da questo esempio impariamo che quando parti per un viaggio, quello del tuo romanzo, devi prepararti a dovere. Prima di tutto, schematizzare tutta la trama, dall’inizio alla fine. Inizialmente in modo approssimativo, poi man mano più approfondito, fino a definire intreccio, capitoli, punti di vista, ecc. Poi ci sono da definire il worldbuilding e i personaggi (che sono importantissimi!) e già qui parte qualche settimana di lavoro.

Ci sono due modi per progettare: analogico e digitale. Io li uso entrambi. Prima riempio quaderni di appunti, coloro, scarabocchio, disegno, gratto, bagno i fogli con le lacrime e impreco (l’imprecazione c’è sempre), poi sposto tutto in digitale.

Anche il digitale ha dei sottogruppi: personale o con i programmi. Quello personale consiste nel creare una cartella con documenti, sottocartelle, file, immagini e tutto quello che ti viene in mente organizzato secondo il tuo gusto. Se invece utilizzi dei programmi (io utilizzo yWriter, ne parlerò in un altro articolo), hai già tutto ordinato e devi solo compilare i campi che ti vengono suggeriti.

Ti consiglio di salvare tutto in Drive o qualsiasi altro cloud, così, se il tuo laptop dovesse decidere di prendere fuoco all’improvviso, non perderai nulla. Non sei uno di quei complottisti che credono di essere spiati e che tutti siano pronti a rubare il loro lavoro appena caricato da qualche parte online, vero? Nel dubbio, ti dico che non succede. Non c’è nessun gruppo governativo segreto ad aspettarti dall’altra parte, puoi salvare i tuoi file tranquillamente.

Quanto tempo ci vuole?

Dipende. Io mi prendo sempre un mesetto per progettare tutto per bene. Anche meno, a volte, dipende se è il primo libro di una saga o uno nel mezzo. E dipende anche dal periodo. D’estate ci metto molto di più perché il caldo mi devasta, d’inverno sono una scheggia. L’importante è non eccedere. Insomma, non metterci un anno per buttare giù quattro schede personaggio, altrimenti non solo l’idea si diluisce e perde di potenza, ma perderai la voglia anche tu. Una voglia già abbastanza deludente se spendi 365 giorni per scrivere trenta pagine di roba, eh!

L’importante è mettercela tutta. Siamo diversi, abbiamo bisogni diversi, ma metterci mente e cuore traduce il tutto in un successo. Se stai leggendo questa rubrica è perché scrivi con l’intenzione di diventare un autore, di pubblicare, di tradurre la passione in qualcosa di fisico e reale. Per fare questo c’è bisogno di studio, costanza e forza di volontà. Puoi farlo da solo, puoi chiedere un aiuto, puoi esercitarti per anni oppure lanciarti subito all’avventura, non importa. Quello che importa è che tu sia consapevole di quello che stai facendo: stai scrivendo e scrivere non è uno scherzo, richiede regole e competenze.

Non ascoltare chi dice che i veri scrittori nascono così, non studiano, semplicemente un giorno si siedono ed esce il capolavoro. È una chimera, un luogo comune che utilizza chi non sa niente di scrittura. Oppure è la scusa di coloro che sono troppo pigri per provarci. È più semplice dire “è impossibile pubblicare, non funziona niente, non si può imparare” che dire “non sono capace, non ho voglia, sono pigro”. Se vuoi fare una cosa, falla. Ascolta te stesso e chi è in grado di aiutarti. E progetta, se no ti stacco le zampine!

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2 commenti su “FABULA | Progettare un romanzo”

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