Recensione | Hunger games – Ballata dell’usignolo e del serpente (Susanne Collins)

Ballata dell'usignolo e del serpente

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Sono passati moltissimi anni da quando Susan Collins ha scritto la saga di Hunger games. Abbiamo scoperto i giochi, sofferto con Katniss, combattuto al suo fianco una guerra e l’abbiamo salutata come una vecchia amica. Sarà sempre lì, quando vorremo rileggere le sue avventure, ma la Collins ha voluto farci un regalo: un altro libro, un prequel.

Vi fermo subito: non ritroveremo Katniss. Qui c’è un altro protagonista, uno che “si posa sulle cose”. Dai, ci siete arrivati? Sto parlando di Snow, il presidente Snow. E questo già dovrebbe darvi un indizio su cosa state per leggere.

Com’è la situazione?

Coriolanus Snow è giovane come non l’abbiamo mai visto. Un sopravvissuto alla guerra con i ribelli (ricordate la ribellione del distretto 13?), che vive tra le macerie di un mondo che quasi non riconosce. La famiglia Snow, un tempo gloriosa, sta cadendo a pezzi. Decimata nei numeri e piena di debiti, riesce a malapena a mantenere una parvenza di dignità.

Capitol city stessa è un ammasso di macerie, ancora in ripresa dopo le battaglie. Dimenticate i colori e i fasti, immaginatevi una scena più cupa, più grigia. La guerra non ha molti colori, usa sempre gli stessi: il rosso e il nero. Non un granché, soprattutto se coperti da uno strato di polvere e sabbia.

Gli Hunger games sono già in attività, ma il meccanismo non è ancora ben oliato. La gente non li segue, non li ama, non si interessa granché all’esecuzione plateale e sadica di qualche sconosciuto dei distretti. Proprio per questo, l’accademia in cui studia Snow decide di fare qualcosa di diverso: nominare un mentore per tributo. I primi saranno proprio gli studenti e chi riuscirà a far brillare il suo tributo avrà premi, fama, borse di studio e via dicendo. Geniale, a chi non verrebbe in mente di buttare dei ragazzini in una fossa di gioia simile? Poi dite che crescono complessati, per forza!

Coriolanus Snow

Intrighi e bugie

Essere un mentore per Snow dovrebbe essere l’occasione perfetta per tornare sulla cresta dell’onda, ma indovinate un po’ qual è il problema? Che gli viene affidato il distretto peggiore, il più debole. Quale? Il 12, ovvio. Ricordate il racconto di Katniss? “Il distretto 12 ha vinto pochissime volte durante i 75 anni degli Hunger games”. Qui siamo solo agli inizi, ma la cosa è chiara come il sole: Lucy Gray, così si chiama il suo tributo, non vincerà.

Lucy è una stramba, una che di sopravvivenza ne sa qualcosa, ma proprio non riesce a identificarsi come tributo di un distretto. Perché lei un distretto vero e proprio non ce l’ha mai avuto. Artista di strada, cantante, ma tributo proprio no. Ci si innamora di questa ragazza, almeno io l’ho fatto. Un po’ meno di Snow che, per quanto ancora acerbo, nasconde in se già tutta quell’oscurità che lo porterà a prendere decisioni infelici.

Ma la storia non è tutta qui, non ci sono solo gli Hunger games e la sopravvivenza. C’è tutto un intrigo, fili intrecciati di personaggi e famiglie, una Capitol City da scoprire, mentre risorge dalle sue ceneri. Credo che questo libro racchiuda tutto ciò che mancava alla storia della Collins: ha chiuso il cerchio come meritava.

La ballata dell’usignolo e del serpente

Gli Snow si posano sopra

Ho scelto apposta questa frase, quella che la famiglia Snow continua a ripetersi. Credo sia parecchio significativa. Snow non è uno che si arrende, passerebbe sopra chiunque per avere quello che vuole. La cosa che più mi è piaciuta di questa storia è che la Collins non vuole convincerci che Snow è un buono trasformato in cattivo dalle difficoltà. Snow buono non è mai stato. Egoista, misogino, tagliente, forse. Intelligente, sottile, furbo, sicuramente. E mi piace.

Mi piace che nessuno venga a dirmi “poverino, ora capisco”. Non c’è niente da capire, Snow è fatto così. Bisogna solo accettarlo. Leggendo la sua storia ho provato empatia, a volte, ma la maggior parte del tempo ero lì a dirmi “quanto lo prenderei a schiaffi”. Non perché sia un brutto personaggio, chiariamoci, è favoloso. E proprio per questo gli tirerei una sedia. Perché è un cattivo e resterà un cattivo. Abbiamo sempre una scelta e le scelte di Snow l’hanno portato a diventare quello che sappiamo.

Insomma, non facciamola tanto lunga: mi è piaciuto. Molto. Ne consiglio la lettura forse persino più di quelli precedenti. È la ciliegina sulla torta e se siete come me, se vi piace entrare nella testa dei personaggi e capire perché fanno quello che fanno, questo è il libro adatto a voi.

La recensione è in collaborazione con la casa editrice. Questo non ha influito sul mio giudizio.

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