Recensione | Hunger games #3 – Il canto della rivolta (Susanne Collins)

Hunger games - Il canto della rivolta

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Siamo arrivati al terzo e ultimo libro della saga di Hunger games, prima del prequel che sta per uscire. Se vi siete persi le recensioni precedenti, potete recuperarle qui e qui. Per quella del prequel dovrete aspettare ancora qualche giorno. Date il tempo a quel gioiellino di libro di arrivare a casa mia, suvvia. Pronti a partire?

Cuori in fiamme

Nel canto della rivolta la situazione si fa ancora più pericolosa e gli hunger games non sono più un gioco di pochi. Panem è in guerra. I distretti in rivolta, come dice il titolo (ma va?). La situazione non è rosea per nessuno: Peeta è nelle mani di Capitol City, Gale sembra ormai un soldato super proud di combattere per la libertà e Katniss, be’, sopravvive, come sempre. Ha compreso quale sia il suo ruolo, ma non si sente ancora una guerriera. Perché non lo è. Quel fuoco che le brucia dentro vorrebbe tanto placarlo e invece è costretta ad alimentarlo perché le sue fiamme raggiungano il cuore della capitale.

C’è tanta forza in questo libro. La forza della gente comune che combatte per sopravvivere, impersonata alla perfezione da Prim, che mi ha rubato il cuore. L’abbiamo conosciuta come una bambina spaurita e la ritroviamo come una guerriera delle retroguardie. Brividi. Non è solo Katniss a crescere in Hunger games, è il mondo, sono le persone, tutte. Perché il dolore ti cambia e la guerra distrugge qualunque cosa tu abbia mai pensato di essere, anche solo per un secondo.

Hunger games | Katniss
Se noi bruciamo, voi bruciate con noi

Sopravvissuti spezzati

Come festeggi la vittoria di un conflitto se hai perso così tanto? Me lo sono chiesto leggendo. Man mano che andavo avanti mi chiedevo sempre più forte: “e ora cosa resta?”. Non lo so. Restiamo noi, restano i vivi, ma mai quelli di prima. Resta l’ombra di una vita, il ricordo, la speranza che non capiti di nuovo. È questo che ha lasciato hunger games: cuori spezzati, gusci vuoti. È questo che fa la guerra.

Credo che hunger games sia un libro senza tempo e che Katniss sia una di quelle protagoniste di cui non ti dimentichi. Perché è come te. Perché combatte senza averlo scelto, perché si ritrova ad essere forte solo per proteggere qualcuno. Susan Collins ha creato una storia da brividi, che fa pensare ed emozionare. Non si tratta più di genere, distopico e meno sono gli insegnamenti che contano. E Hunger games ti insegna tanto.

Vorrei parlare anche delle perdite, dei personaggi che avrei voluto abbracciare e che invece ho salutato a un funerale. Vorrei dirvi quanto ho pianto alla morte di due persone in particolare, ma non posso. Non ho intenzione di rovinarvi queste scene. Se io soffro, voi soffrite con me! Ok, è una pessima citazione, ve lo concedo.

Hunger games | Coin
La presidente Coin

La scelta

È in questo libro che Katniss fa la scelta definitiva tra Gale e Peeta. Vi dirò una cosa: odio i triangoli amorosi nei libri. Sono quasi sempre occasioni di scene melense e cretine, senza capo né coda. E fanno fare alla protagonista di turno tanti pipponi mentali senza senso.

Be’, Katniss di pipponi non se ne fa, perché non deve scegliere in base al suo cuoricini santo che batte forte forte quando vede uno o l’altro (sono una pessima lettrice di romance, lasciatemi stare, non fa per me). Deve scegliere in base a tante cose: se stessa, l’altro, il passato, i momenti insieme, che non sono stati prendere un gelato o dividersi una pizza, i bisogni profondi di un’anima distrutta.

Amare non è solo passione, c’è molto altro. C’è una vita fatta di momenti, sguardi, scelte. L’amore è quello che sopravvive laddove non è rimasto nient’altro. E Katniss ce lo mostra con una potenza strabiliante. Ho i brividi anche solo a parlarne. Grazie, zia Collins. Aspetto la prossima stilettata al mio povero cuore.

La recensione è in collaborazione con la casa editrice. Questo non ha influito sul mio giudizio.

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