Recensione | Il marchio del sole (O. Calcagnile)

Il marchio del sole

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Il marchio del sole non è stato semplice da analizzare. Ho iniziato a scrivere questa recensione almeno dieci volte: non sapevo se essere simpatica e ironica o professionale e distaccata. Alla fine, ho scelto un mix di entrambe le cose, perché, come dico sempre, per essere professionali non serve essere seri e noiosi, basta esprimersi con rispetto e gentilezza, pur conditi con un po’ di ironia.

Perché questa premessa? Perché, purtroppo, non sarà una recensione positiva. È la mia prima collaborazione con Nativi Digitali Edizioni e mi dispiace davvero molto dover presentare una delle loro uscite in modo così negativo. La gentilezza della CE è indubbia, come quella dell’autrice, quindi lungi da me essere offensiva. Tuttavia, come blogger ma soprattutto come editor, sono tenuta a dire la verità, nient’altro che la verità, dica lo giuro.

Troppe volte le blogger tendono ad evitare le recensioni negative, per non inimicarsi autori e case editrici. Non è il mio caso. Io sono qui per condividere con più persone possibili storie, aneddoti e consigli sul mondo dell’editoria, con la speranza di poter crescere insieme.

Termino questa piccola premessa ricordando a chiunque non mi abbia mai letto che faccio uso dell’ironia. La riservo solo alle storie, mai a chi c’è dietro, proprio come faccio con le mie. Non me ne vogliate.

Ora, andiamo ad iniziare questa valutazione/recensione di Il marchio del sole.

Il marchio del sole (Ornella Calcagnile)

I problemi dell’editing

Il primo punto da prendere in esame è l’editing. Come sapete, sono una writing coach e lavoro come editor: quando leggo un libro mi accorgo subito della tipologia e del livello di editing che è stato fatto, conosco i trucchi del mestiere. Non sto lì a giudicare le scelte dei miei colleghi, figuriamoci, ma mi accorgo se manca un lavoro certosino dietro una storia.

Ecco, ne Il marchio del sole manca. Ma non un lavoro certosino, proprio un lavoro. Sempre per il mio essere limpida, vi dico che ho scritto alla casa editrice chiedendo se la copia nelle mie mani fosse una bozza o il testo definitivo e questo può farvi intuire che tipo di problemi abbia trovato. Per elencarveli tutti, dovrei pubblicare una valutazione del manoscritto, non una recensione, per cui dovrete accontentarvi di qualche breve esempio raccontato al volo.

Errori formali

Il primo errore l’ho trovato nella seconda riga del libro. La seconda. Un errore di battitura, certo, ma inaccettabile a mio parere. Quante volte rileggiamo la prima pagina di un lavoro? Decine? Centinaia? Un refuso nella prima pagina non suggerisce nulla di buono. Ma c’è di peggio. L’utilizzo di parole altisonanti, per iniziare, è un tipico errore da esordiente, che un editor ha il dovere di correggere. Gli esordienti tendono a usare paroloni per far sembrare il testo più poetico, ma è un errore. Non strappatevi i capelli, succede a tutti (me compresa), l’importante è che qualcuno lo faccia notare, altrimenti non si sale di livello e non si raggiunge l’ultima evoluzione Pokémon. Semplicità non vuol dire superficialità. La semplicità paga sempre, soprattutto quando si scrive un testo che leggeranno dei ragazzi.

Un altro errore che mi torna in mente è l’utilizzo di aurea al posto di aura. Non una volta, ma ben cinque in una sola pagina. E poi, virgole prima della e, senza incisi, virgole tra soggetto e verbo, parole dialettali lasciate lì in bella vista, verbi obsoleti. E ho tirato in ballo solo la grammatica, il puro editing formale.

Errori sostanziali

Passando a quello sostanziale, potremmo rimanere a parlarne per ore. Partendo dalle descrizioni: una dopo l’altra, persino del bidello che comparirà mezza volta, con termini ridondanti e impersonali. Sono tutti prestanti, alti, non un granché ma bellissimi (?). Le scene sono frammentarie e alcune inserite a caso all’interno dello svolgimento soltanto per riempire o suggerire una svolta di trama che serve a far ripartire un meccanismo troppo arrugginito fin dal principio. Siamo oltre il deus ex machina, questa è più schizofrenia.

Insomma, non si tratta di scelte stilistiche che potrei non approvare per gusto personale, ma di errori oggettivi che rendono Il marchio del sole assolutamente non adatto a una pubblicazione. Se fosse arrivato nelle mie mani, avrei consigliato all’autrice di lavorarci ancora, insieme, affinando la trama e risolvendone i buchi, per poi andare a fare un editing minuzioso e accorto.

Divisorio

I problemi del libro

Mettiamo da parte per un attimo i problemi post editing e andiamo ad esaminare la costruzione di Il marchio del sole. Farò come se l’autrice mi avesse mandato una bozza e mi avesse chiesto un parere. Parliamo della sostanza, della linearità, della credibilità della storia.

Gli urban fantasy, di base, necessitano di poco worldbuilding. A meno che non si voglia creare un mondo a parte, come è stato fatto con Shadowhunters, il lavoro da fare è basico. Ma non così basico. Spiego. Avere a che fare con il nostro mondo, ma aggiungere al brodo i vampiri, non significa che le leggi debbano scoppiare come palloncini a una festa di compleanno. Se c’è un cadavere, devi giustificarmi come sparisce senza creare il panico. C’è stata una strage, come pulisci il sangue? Nessuno ti vede? Hai un aggeggino che sparaflasha la gente e gli fa dimenticare le cose? Insomma, bisogna inserire la storia in un contesto che regga e rimanga verosimile fino alla fine.

La caratterizzazione mancante

Stessa cosa per la caratterizzazione personaggi. Se la protagonista decide di fare qualcosa che va contro i suoi valori, bisogna giustificarlo. Uno shock? Un incantesimo? Dire semplicemente “non so perché lo sto facendo” e lasciare che il discorso cada non basta.

Faccio un esempio: alla protagonista viene ucciso il migliore amico davanti agli occhi. Premettiamo: è diventato il suo migliore amico dopo tre giorni pieni di conversazioni come questa: “Ciao. Che fai?” “Disegno.” “Ah, posso guardare?”. Non credo basti per ritenerla una relazione d’amicizia forte e duratura, ma magari mi sbaglio. Insomma, questo ragazzo viene ucciso da un vampiro e la protagonista, dopo altri due giorni, inizia una relazione con il suddetto vampiro. Ora, era necessario ai fini della trama che protagonista e vampiro stessero insieme, d’accordo. Ma la costruzione non regge. Una persona equilibrata non dimentica uno shock del genere in tre secondi, né si comporta in maniera tanto superficiale solo perché “deve andare avanti la trama”.

Esempi, esempi, esempi

I protagonisti si accampano nella casa del morto e la usano come base. Arriva la sorella, conosciuta sempre tre giorni prima, li trova in casa e chiede: “Ehi, che ci fai qui?” alla protagonista. Lei risponde una cosa come “lunga storia” e il discorso finisce lì. Non so come siate abituati voi, ma se trovassi qualcuno dentro casa mia, mezzo nudo, che fa colazione, io una domanda me la farei. Più di una.

Ultimo esempio. Uno dei personaggi è una Wiccan e l’autrice ha avuto la sfortuna di trovare una come me che ha letto libri su libri sull’argomento. Come editor, il primo suggerimento che darei a un autore che sceglie di inserire nella storia un argomento preciso e conosciuto è studiarlo. Se usi il latino, devi conoscere il latino. Se citi la Wicca, almeno un po’ devi saperne. Mischiare la stregoneria spicciola da telefilm adolescenziale a un paio di nozioni di un culto reale crea soltanto un gran caos, che poteva essere ovviato in una maniera molto semplice: creando un personaggio, chiamato genericamente strega, in un mondo urban fantasy di cui tu stessa inventi le regole. A volte, le soluzioni migliori sono le più semplici.

Troppo per dire tutto

Vorrei parlare di mille altre cose. Del “segreto” della protagonista sfruttato in maniera pessima. Lei sa cose, ma non si sa come. Potrebbe essere interessante scoprire pian piano quello che nasconde, peccato che la pessima caratterizzazione porti il lettore a pensare che sia sotto effetto di stupefacenti una scena sì e l’altra no. Non c’è coerenza, non c’è nesso. Mancano le basi di questa storia. I legami tra i personaggi sono deboli, la trama è basica e potrebbe essere condensata in un racconto breve.

La caratterizzazione è la cosa peggiore. Personaggi dolcissimi che diventano violenti senza spiegazione, assassini che diventano dolcissimi senza una crescita giustificata, personaggi che usano frasi sessiste e due secondi dopo accusano un altro di discriminazione. Manca uno studio approfondito e si percepisce in ogni sillaba di Il Marchio del sole.   

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Tiriamo le somme

Ci sono due cose che mi sento di dire. La prima è che tutti possiamo sbagliare. Nessuno nasce perfetto e si può sempre migliorare. Un fallimento può essere un grande alleato se si utilizza ciò che si è imparato a fin di bene, per la propria carriera o crescita personale. La seconda è che bisogna essere umili e chiedere aiuto quando si presentano le avvisaglie di qualcosa che non va.

Consiglierei all’autrice di fare un passo indietro, ritirare dal mercato il marchio del sole, farlo editare come si deve e poi rilanciarlo sul mercato. Farsi prendere dal panico non serve, non siamo chirurghi, non salviamo vite. Possiamo aggiustare e ripartire. Tenere un romanzo del genere in commercio andrebbe soltanto a ledere la sua immagine di professionista.

Consiglio alla casa editrice di fare più attenzione e, in mancanza di eventuale personale, di affidare a un editor esterno il lavoro che, per mole e tempo, non riesce a seguire. Preferire sempre un lavoro fatto bene a tanti lavori fatti male.

Consiglio agli eventuali lettori di non attaccare o mettere una croce negativa su nessuno, perché dare un parere, professionale o meno, va bene, essere arroganti o verbalmente violenti no. Il rispetto prima di tutto. Anche i migliori hanno delle scivolate.

Concludo facendo i miei migliori auguri all’autrice, sperando che la recensione al suo prossimo romanzo sia più lusinghiera. Non smetterò di leggerti e tu non smettere mai di scrivere. Prendi le mie parole come una spinta a migliorarti e non pensare mai di arrenderti, per nessun motivo.

Libro da ritirare dal commercio in attesa di un editing approfondito
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TOCCA A TE

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