Recensione | Il morso della vipera (Alice Basso)

il morso della vipera

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Nonostante mi fossi ripromessa di prendermi una pausa con le collaborazioni, non ho potuto dire di no a Zelda, che mi ha proposto di leggere in anteprima il nuovo libro di Alice Basso: Il morso della vipera.

Alice è una scrittrice che stimo tantissimo, perché non solo è bravissima, ma usa anche quell’ironia che mi piace tanto, che mette un po’ di pepe a una storia che potrebbe altrimenti sembrare come tante altre. Ecco, le storie di Alice non sono “come tante altre”, sono sue e non potrebbero essere di nessun altro.

Quando compri un suo libro lo fai a occhi chiusi, perché sai che inizierà una nuova avventura emozionante. E poi, mettiamo i puntini sulle i, ci vogliono donne cazzute che scrivono di altre donne cazzute. E, fidatevi, le donne di cui parla Alice sono anche più di questo. Come Anita, la nostra protagonista. Scopritela con me!

Fascismo e donne

La situazione delle donne in società non è mai stata un argomento felice di cui parlare, lo sappiamo bene. Non lo è ora, figuriamoci nel periodo del fascismo. Avete presente quelle cavolate della donna buona solo per accudire figli, premiata come madre e come moglie? Ecco, il “buon” Mussolini aveva molto da dire su questo. Donne a casa, a sfornare millemila figli, zitte e buone e guai a ridere troppo, a leggere, a provare qualcosa che non fosse sottomissione pura nei confronti dei mariti. Un bell’insegnamento medievale con tutti i crismi. Dai, parliamo di quella schifezza del fascismo, non è che possiamo aspettarci colore e cultura, via!

Ecco, la nostra protagonista, Anita, vive in questo clima qui. Tempo di monumenti fallici in giro per le città d’Italia, tipo Torino, dove vive lei. Camicie nere, gente con evidenti problemi di autostima che si sente potente solo utilizzando la violenza. Non devo spiegarvelo io com’era vivere ai tempi del fascismo. O forse sì, visto che ultimamente qualcuno sembra averlo dimenticato. Be’, signori, chiunque voi siate, lì fuori, che inneggiate al ritorno di chissà quale despota, siete degli idioti. E degli schifosi, proprio come il vostro carissimo Duce. Ops, sono antifascista, pensa un po’. E donna. Dovrei essere bruciata sul rogo prima di subito, eh?

È spiegato bene, in Il morso della vipera, com’era essere donna a quei tempi. Anzi, forse ce lo spiega anche con troppa eleganza. Perché di schifo ce n’era davvero tanto e anche leggere un libro come questo, che fa ridere, commuovere e pensare, provoca un certo fastidio se ci si sofferma sulle abitudini, le credenze, i movimenti di una dittatura che iniziava a dipanare i suoi artigli fumosi ovunque. Dea, starei qui a parlarne per ore. Perché se ne deve parlare, ancora e ancora, ma non è questo il luogo. Concentriamoci sul libro.

Anita - Il morso della vipera

Personaggi

Anita è una tipa tosta, bella e furba, anche se gioca sulle sue qualità fisiche per far pensare alle persone di essere più ingenua di quanto in realtà sia. Ha la battuta pronta, è scaltra, è simpatica. E vuole la sua libertà. Tanto che quando il ragazzo che frequenta le chiede di fidanzarsi lei scatta e gli dice che non vuole sposarsi subito, vuole lavorare. Fulmini e saette! Le donne non hanno bisogno di lavorare, ci sono gli uomini per quello. Sforna figli, mia bella, metti un grembiule, è l’unica cosa che ti chiedo. No, caro Corrado, non le stai chiedendo solo questo. Le stai chiedendo di rinunciare a se stessa per i tuoi desideri. Le stai chiedendo di chiudersi in una gabbia dorata, con una benda sulla bocca, e morire lì. Sola.

Non è cattivo Corrado, ma è scemo come una scimmia. Uno di quelli che le cattiverie non le fa perché vuole ma perché “è così che fanno tutti”. Il fastidio che mi ha fatto provare quell’uomo durante la lettura è qualcosa di incalcolabile. Uno così non lo vorrei vicino neanche se fosse l’ultima persona sulla faccia della terra. Meglio sole che male accompagnate.

E poi c’è Clara: intelligente, piccolina, la migliore amica di Anita, che sfigura al suo fianco. Non è bella, Clara, non rincorre lo sposalizio ma i libri (ti capisco, sorella) e fa la dattilografa (sicuramente meglio di Anita, che è una frana). Le piace e sa che sposarsi significa rinunciare al lavoro dei suoi sogni, quindi ciaone, me ne rimango sola come la nostra insegnante. Altro personaggio tosto, Candida. Una ribelle, studiosa, forte come piacciono a me. Nasconde libri proibiti, sapendo di rischiare, sapendo che l’unica cosa che non possono permettersi è l’ignoranza. Perché l’ignoranza fa vincere il fascismo. E lei non vuole lasciare che vinca. Perché è una donna, perché è un’insegnante, perché è antifascista, perché è la cosa giusta.

Infine c’è Sebastiano. Satta coso, come lo chiama all’inizio Anita. Ecco, lui mi ha rubato il cuore. Lui che vuole strapparsi il lupo di dosso, che non riesce a piegarsi dinanzi alla censura, alla violenza, all’ingiustizia. Ma si piega per il bene di qualcuno. E poi non ce la fa più, poi trova qualcuno coraggioso quanto lui. Indomito. Qualcuno che vale la pena chiamare essere umano. Non come i fascisti, quelli di umano non hanno un tubo. Non so come dirvi di più senza fare spoiler e di spoiler non ne voglio fare, perché questo libro dovete godervelo da voi. Vi lascio solo un pezzettino, un frammento.

Non ero amato dagli abitanti del villaggio.
E tutto perché dicevo quello che pensavo, e affrontavo quelli che mi arrecavano un torto protestando apertamente, senza nasconderlo né nutrire in segreto turbamenti o rancori.
Tutti lodano il ragazzo spartano che si nascose il lupo sotto il mantello, e si lasciò divorare da esso senza un lamento.
Ma io penso che sia più coraggioso strapparsi il lupo di dosso e lottare con lui alla luce del sole, per strada, tra polvere e ululati di dolore.
La lingua può essere indisciplinata, ma il silenzio avvelena l’anima.

Il morso della vipera (Alice Basso)
Il morso della vipera

Un po’ di giallo

Quando inizi a leggere Il morso della vipera non ti aspetti tutto questo. La forza, la storia cruda ma raccontata con una delicatezza tale da fartela sentire come una carezza gelida sulla pelle. Inizia che sembra quasi uno storico, poi muta e diventa un giallo. Divertente e graffiante. Un giallo che non ha la pretesa di esserlo, forse, mi ha dato questa impressione. Mi è sembrata quasi una storia vera, la storia di Anita. Una storia plausibile, fatta di carne, paure e sogni impossibili. Perché il fascismo li ha strappati via a tante persone i sogni.

E diventando un giallo parla anche della censura, che insieme al razzismo, alla violenza, alla misoginia, al sessismo e tante altre schifezze era la firma del fascismo. Censuriamo ciò che non ci piace. Abbattiamo un nemico che nemico non è mai stato, che abbiamo innalzato a nemico semplicemente per avere qualcuno da strangolare e mostrarci vincitori. Vincitori su cosa, poi? Sulle macerie, sul dolore. Vincitori del nulla. Maestri dell’odio.

Ammetto di essermi commossa in diversi passaggi. Uno fra tutti quello in cui Anita parla delle parole, dei libri, delle storie che ha imparato inaspettatamente ad amare. Già, non sono una che si commuove per le scene d’amore, mi commuovo per le belle parole sui libri, pensa un po’ che scema. Ve lo lascio, per farvi capire la potenza della penna di Alice Basso.

Se sapessero a cosa sta pensando adesso. Alle parole di un libro […] Parole che non hanno paura, che alzano il tappeto e mostrano lo sporco che c’è sotto, il crimine e la necessità e l’ingiustizia e a volte la disperazione. E dicono male della guerra e bene dell’amore e ispirano pietà verso i deboli e coraggio contro i potenti e così via. Parole che planano in cima ad altre parole e si mescolano e ti fanno venire voglia di scriverne altre tu. Parole incendiarie, da maneggiare con cura. Possibile che delle banalissime parole, scelte in un certo modo, messe in un certo ordine, siano capaci di cambiarti la vita?

Il morso della vipera (Alice Basso)

Perché leggerlo

Non so se sono stata in grado di spiegarvi per bene cosa contiene questo libro. Spero si sia capito che Anita mi è entrata nel cuore, che le parole di Alice Basso sono come rasoi affilati, taglienti ma delicati. Voglio consigliarvelo ancora e ancora.

Lo consiglio agli uomini, perché imparino a guardare da un’altra prospettiva, da un punto di vista che non è mai stato loro a causa di tanti perché. Ci sono cose che per essere capite hanno bisogno di tante voci che le raccontino, diverse tra loro il più possibile. Ecco, noi donne siamo quelle voci. Ascoltateci, perché la battaglia non è ancora finita.

Lo consiglio alle donne, perché ricordino, perché non smettano di combattere. E perché si rendano conto che non sono sole. Siamo in molte là fuori. Da sempre. E ora.

Lo consiglio a tutti indistintamente, per custodire la memoria, per capire chi sono i veri nemici e che di nemici ne abbiamo abbastanza. È una lettura potente, ma anche divertente, che ti fa pensare, ma anche rilassare. Una lettura per tutti. Seriamente. Leggetelo. Adesso.

La recensione è in collaborazione con la casa editrice. Questo non ha influito sul mio giudizio.

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