Recensione | La libertà possibile (Margaret Wilkerson Sexton)

La libertà possibile

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Avete passato gli ultimi mesi a leggere le mie opinioni su young adult di tutti i tipi, ma oggi vi propongo qualcosa di diverso: “La libertà possibile” di Margaret Wilkerson Sexton. Di cosa parla? Cliccate sulla copertina qui sotto e arriverete su Amazon per leggere la trama.

La libertà possibile (Margaret Wilkerson Sexton)

Perché scegliere di leggere “La libertà possibile”? Volevo qualcosa di diverso, un po’ storico, che mi trasportasse in una realtà con cui non sono abituata a fare i conti. Trovate tutte queste cose nel libro, raccontate in un modo fluido che non stanca mai.

La narrazione si divide in tre: tre personaggi, tre anni, tre generazioni diverse. Partiamo dal 1944 per arrivare al 2010. Un bel salto, no? Possiamo vedere con i nostri occhi la crescita e/o il declino dei personaggi, i loro problemi derivanti dell’essere dei negri (lo scrivo così, perché la scrittrice usa proprio questo termine) in una società razzista, che li tratta ancora come fossero bestie, indegni di vivere come tutti gli altri.

Leggere di Evelyn, in particolare, mi ha lasciato l’amaro in bocca. Sono una che non sopporta alcuna forma di razzismo, misoginia, omofobia e prevaricazione generica. Vedere degli esseri viventi trattati in questa maniera e sapere che succede ancora in tante parti del mondo (e sotto il nostro naso) mi disgusta. Siamo nel 2019 e abbiamo ancora tanta strada da fare. Confido che un giorno guarderemo il diverso da noi con un sorriso. Ma questo è un altro discorso.

Evelyn – 1944

La prima protagonista è Evelyn, anno 1944. È una ragazza di vent’anni, nera, che per sua fortuna vive diversamente dalla maggior parte dei suoi coetanei. Con fatica, suo padre è riuscito a costruirsi una posizione rispettabile e permette a Evelyn, suo fratello, sua sorella e sua madre di vivere agiatamente.

Evelyn impara presto che per una come lei non è semplice seguire l’amore. Mille divieti, regole, problemi derivanti dalla guerra e dal razzismo mettono i bastoni tra le ruote a persone la cui sola colpa è stata nascere con la pelle di un colore diverso.

Mi sono molto affezionata a questa ragazza, posso dire a cuor leggero che è il mio personaggio preferito. La vedremo crescere, diventare adulta e poi anziana, senza mai perdere quella luce negli occhi che la caratterizza.

Jackie – 1986

La seconda protagonista è Jackie, anno 1986. È la figlia di Evelyn e con la madre c’entra davvero poco. Jackie si è innamorata di un uomo, Terry, che successivamente ha iniziato ad avere problemi di droga. Terry è, purtroppo, la classica persona che entra ed esce dai centri di disintossicazione, promettendo ad ogni ritorno mille cose che non manterrà mai.

Jackie rimane incinta, ma neanche questo aiuta Terry ad uscire definitivamente dalla sua situazione. Così, la donna è costretta a crescere il figlio da sola, con l’aiuto della sua famiglia. Esclusa la sorella, con cui non va per niente d’accordo.

Jackie è un personaggio molto lontano dalle mie corde. Non riesco a calarmi nei suoi panni per diversità caratteriali, ma non posso dire che non sia reale, vera. È una donna ferita, claudicante, che spera fino alla fine in un finale migliore.

T.C. – 2010

Il terzo protagonista è T.C., anno 2010. Figlio di Jackie, è molto più vicino a noi come tempi, ma lontano anni luce da una situazione che potrebbe considerarsi tranquilla. T.C. spaccia erba, entra ed esce dalla prigione proprio per questo motivo. Non ha un buon rapporto con la madre, che ormai si è lasciata andare, e non sa dove e come guidare la sua esistenza.

È perso, fa errori perché non conosce un altro punto di vista. Non ha niente e crede di non meritare niente. La sua storia è molto triste, ma ha anche una grande crescita. Commovente il suo rapporto con la nonna, che praticamente gli ha sempre fatto da mamma. E il suo sperare sempre di rivedere quel padre che tanto gli è mancato.

Un libro per tutti

Ci sono persone a cui la narrativa di questo tipo non piace. Però, se siete qui a leggere perché vi fidate di me, posso assicurarvi che “La libertà possibile” è un libro molto piacevole e, nonostante gli argomenti trattati, leggero. Non nel contenuto, ovviamente, parlo della forma. Non aspettatevi una narrazione noiosa e pesante, un introspettivo che vi fa venire voglia di chiudere tutto e andare a intrecciare fili d’erba su un prato. La verità è che non riuscirete più a staccarvi, perché vi catturerà dolcemente nella spirale delle generazioni.

Ormai è evidente: lo consiglio. Per imparare qualcosa e per mettersi nei panni di qualcuno la cui vita è sballottata di qua e di là a causa di eventi che non può controllare. E chissà che non aiuti a capire che, in fondo, potremmo smetterla con queste faide di colore, sesso e nazionalità. Forse, è arrivato il momento di vivere tutti fianco a fianco, insieme. Finalmente.

Classificazione: 4 su 5.

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