La storia di The Witcher (Raphaël Lucas)

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Se c’è un genere che amo è il fantasy. Voglio dire, sto anche scrivendo una saga (trovi il primo libro qui), è abbastanza palese. Ma tra tutti i sottogeneri ce n’è uno in particolare che mi fa impazzire: il dark fantasy. Atmosfere cupe, mostri, sangue, maledizioni, pane per i miei denti, potrei leggerne all’infinito.
Perché ve lo sto dicendo? Perché mi è capitato tra le mani un certo libro che parla di una certa serie e so che i fan di Geralt inizieranno a sbavare come mai nella vita. Sto parlando di “La storia di The Witcher”, scritto da un autore francese, Raphaël Lucas.

Quando ho iniziato a sfogliarlo mi aspettavo di entrare nel mondo dei libri e venirne rapita, ma mi ero fatta un’idea sbagliata. Raphael non ci parla della storia dei personaggi, ma dei libri in sé, del cammino che ha portato The Witcher a diventare una saga tanto amata. Parla di come siamo arrivati ad avere film, serie tv (ce n’è più di una) e giochi così famosi. È il percorso di un autore e di un paese che non era pronto a tutto questo. Se siete appassionati di videogiochi, è il libro che fa per voi.

I capitoli sono sulla linea di una serie di Netflix che ho iniziato a guardare qualche settimana fa: High score (guarda il trailer). Ci spiegano chi è Sapkowski, come ha iniziato a scrivere e com’era la Polonia all’epoca, ma ci racconta soprattutto come siamo arrivati ai GDR, i giochi che hanno fanno conoscere a tutto il mondo questa saga.

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Per amatori

Ci tengo a specificare quanto questo libro sia per amatori. Se siete interessati solo ai romanzi potrebbe non piacervi e se non vi interessa il mondo dei videogiochi potreste perdervi. Se non avessi guardato prima High Score, non so se avrei apprezzato “La storia di The Witcher”. Bisogna entrare nella mentalità, sapere che si stanno per leggere dei capitoli pieni di date, nomi che non avete mai sentito prima (a parte alcuni) e case di produzione con relativi direttori sconosciuti ai più. Ripeto: è per appassionati. Non è un libro da ombrellone, va riletto più volte per ricordarsi tutto. E le sfilze di fonti inserite non solo a fondo pagina ma anche all’interno del testo non aiutano. Sinceramente ho apprezzato poco la posizione delle stesse: a che serve farmi un elenco infinito di nomi e interrompere una lettura già impegnativa se puoi tranquillamente mettere tutto alla fine?

Molto interessante ma brevissima la parte in cui ci avviciniamo a Sapkowski. Sappiamo che non è una persona facile, che ha iniziato a scrivere tardi e non ha intenzione di scrivere altro sulla saga. Sappiamo che parlare con lui è come parlare con un muro di cemento, quando si mette in testa una cosa è terribile. E ce lo racconta chi l’ha conosciuto, chi ha dovuto approcciarsi rischiando di essere azzannato alla gola. Un po’ ostico lo scrittore, eh?

The Witcher è un insieme di talento, occasioni fortunate e momento storico propizio, una specie di congiunzione astrale, una di quelle rivoluzioni che devono avvenire ma non si sa mai quando. Ammiro chi sa cavalcare l’onda, trovando in posti impensabili bellezze di cui il mondo non sa ancora di aver bisogno. Chi ha creduto e investito in questa storia ci ha regalato pomeriggi trascorsi a muovere Geralt nel GDR, a leggere libri che altrimenti, forse, non sarebbero mai arrivati fin qui. Ci ha regalato atmosfere graffianti, musiche da brividi, personaggi in frantumi e ore di avventure. Per quanto mi riguarda, senza il gioco non avrei mai conosciuto The Witcher e penso sia così per molte altre persone. Per cui, fossi in Sapkowski, manderei pacchi di grazie a queste persone che forse hanno creduto in Geralt anche prima di lui.

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Dato il mio amore per l’argomento, ho deciso di partecipare all’iniziativa di Irene e dedicare un paio di articoli alla saga. Questo che avete appena letto è il primo, il secondo parlerà dei personaggi principali di The Witcher e uscirà a breve. Gli altri blog coinvolti scriveranno del Gwent, del bestiario, dell’ambientazione, ecc. Se ancora non siete fan della saga, non perdetevi le tappe, potreste scoprire un mondo che vi farà innamorare perdutamente.

Il libro mi è stato inviato dalla casa editrice. Questo non ha influito sul mio giudizio.

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