Recensione | Lei (Nicolò Targhetta)

Lei Nicolò Targhetta

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Fa caldo. 40° gradi all’ombra. Ed è solo il 2 agosto. Questo significa che sono irritata come una iena che non mangia da tre giorni. In queste situazioni c’è una sola cosa che mi aiuta: distrarmi. Di solito, ci riesco con una serie tv o, soprattutto, con un libro. Però deve essere il libro giusto, se no mi irrito ancora di più. Me dovete lascia’ sta’ d’estate.

Ecco perché vi parlo di Lei. Perché Nicolò mi ha fatto dimenticare quanto aspetto l’autunno: per qualche ora mi ha fatta ridere, commuovere, incazzare, annuire, mi ha fatto dimenticare dei 40° gradi e anche del dolore alla schiena (sì, mi sono fatta male e zoppico come una vecchietta: se volete sapere come, leggete questo post fuori di testa).

– Perché la gente non ha una quarta di copertina? Almeno così potrei farmi un’idea di massima.
– Ce l’ha, si chiama culo. Serve proprio a quello.

Estratto da Lei

Un divano, una foto, una vita

La vita di Lei è una vita normale, quasi noiosa. Senza il quasi. Va a lavoro, torna, mangia, dorme, ricomincia. Lo fa un po’ da sola, nonostante abbia un compagno. E poi lo fa da sola e basta, perché il compagno la lascia. Ora, magari a qualcuno può sembrare banale come inizio, ma qui non parliamo di una trama originale, parliamo di una voce originale, di un modo di scrivere, di raccontare, di mostrare.

Parliamo di qualcuno che ci racconta la storia banale di una trentenne qualsiasi e la trasforma nella storia di tutte. E parlo al femminile, sì, perché credo che sia un pubblico femminile quello che si ritrova in questo libro. Soprattutto una trentenne, come me (quasi, li compio a Settembre, silenzio), che di domande se ne fa anche troppe. E parla con qualsiasi cosa. Cosa significa? Be’, Lei parla con gli oggetti. Sì, davvero. Tipo come io parlo con i personaggi delle mie storie, ecco, più o meno così. Tutto nella sua testa. Tutto nella mia. Che importa?

Lei dorme su un divano che parla, con una foto che parla nella borsa, circondata da cose che parlano e con cui si confida. Perché non ha nessuno con cui farlo, perché, forse, nella vita non ha azzeccato proprio tutte le decisioni. E fa ridere, anche se sembra tragico, e lo è, fa ridere. Da morire. Come quando un tuo amico rotola giù dalle scale e prima di controllare se si è rotto l’osso del collo ridi come un pazzo. Ecco, fa ridere così. Che ti senti una merda dopo.

Perché va tutto bene è la risposta che deve dare. È la risposta che si aspettano che dia.
– Per forza, c’hai scritto donna forte in fronte – osserva l’accappatoio. – Poi è ovvio che nessuno trova il tempo per starti vicino.

Estratto da Lei
Lei Nicolò Targhetta

Vera che si può toccare

Non abbiamo molto in comune io e Lei, se non una cosa: siamo reali. Non esistiamo solo in copertina, coperte dal trucco, recitando una parte. Siamo reali com’è reale questo caldo di merda, com’è reale il vomito del mio cane quando non si sente bene (o quando fa la stronza e non mangia perché si sente la regina del mondo e vorrebbe un salmone vivo cucinato apposta per sua signoria. Non te lo cucino il salmone, Willow, trova pace e mangia quei croccantini). Lei è reale quando ha paura, quando si arrabbia, quando le persone fanno la bella faccia davanti ma poi “mi dispiace così tanto”. Seh, ti dispiace. È reale quando si rompe e pensa che non tornerà più intera.

È questo che troverete nel libro: una persona vera, che ha paura come voi, che forse ha avuto più sfiga ma vi assomiglia. E se ha coinvolto una come me, che la vita la prende a schiaffoni quando non si comporta bene (sono l’opposto di Lei), sono certa che può prendere chiunque. Perché è scritto da dio, perché è scritto da un uomo che ha raccontato una donna e l’ha raccontata bene.

Lo so che magari avreste voluto una recensione tutta carina e coccolosa dove vi spiego i pro e i contro del libro, dove elogio un po’ questo e un po’ quello, vi presento tutto per bene, ma no. No, perché è noiosa a morte quest’idea di recensione e, no, perché Lei è un casino e pure io sono un casino e siamo tutti un casino, quindi vi racconto il casino. E non ve lo racconterei se non fosse un bel casino, anche se la recensione è in collaborazione con la Becco Giallo. Perché io le cose te le spiattello in faccia e se non mi piace non mi piace, fattene una ragione. E Lei mi piace. Un sacco. Mi sa che me lo rileggo.

– Cuori di due amanti come potenziali tiranni. Tutto è cuore. Si siedono su troni di luna chiara. Scranni di tirannia da cui essere detronizzati. Non pensare. Agire. Agita e danza.
– Eh?
– Tappi di bottiglia. Trappole per topi. Topi in bottiglia.
– Topi in bottiglia?
– Sì.
– Topi in bottiglia.
– Non si capisce un cazzo quando parli. Lo sai, sì? È una vita che non ti capisco! Ci provo, ma non ti capisco!
Joyce apre e chiude la bocca costernato.
(Note di Juls: sì, è QUEL Joyce, non un Joyce a caso.)

Estratto da Lei

La recensione è in collaborazione con la casa editrice. Questo non ha influito sul mio giudizio.

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