Recensione | Macchine mortali – Philip Reeve [NO SPOILER]

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Questa recensione fa parte di un Review Party, ringrazio la Mondadori per avermi inviato l’ebook. Prima di iniziare, devo avvertirvi: questa sarà solo una delle recensioni in programma per Macchine Mortali. Ce ne sarà un’altra sul film, probabilmente completa di spoiler, perché vedrò la pellicola a gennaio, quindi ciao ciao all’effetto “novità”. Capitemi, le feste danno alla testa. Che sembra un gioco di parole, ma in realtà non lo è, sono solo scema. Bon, iniziamo, va!

Titolo: Macchine mortali
Autore: Philip Reeve
Editore: Mondadori
Genere: Distopico/Steampunk
Prezzo: 14,87 €
Pagine: 262
Trama: In un futuro remoto, dopo che la Guerra dei Sessanta Minuti ha quasi distrutto l’umanità e causato terribili sconvolgimenti geologici, le città si sono trasformate in enormi ingranaggi mobili che vanno in giro per il mondo a caccia di altre città di cui cibarsi per sopravvivere. Tom, giovane Apprendista Storico di Terza Classe che lavora nel museo di Londra, una delle città più potenti, sventa fortuitamente il piano di Hester, una ragazza orribilmente sfigurata che attenta alla vita di Valentine, l’archeologo a capo della Corporazione degli Storici. Appena prima che la misteriosa ragazza precipiti nel nulla del Territorio Esterno, la regione selvaggia e desolata che si estende al di fuori delle città su ruote, Tom riesce a scoprirne l’identità e da quel momento da eroe si trasforma in preda. | Compralo su Amazon

I personaggi

TOM

Cerchiamo di essere oggettivi: io non chiedo molto quando si parla di personaggi, secondari o principali che siano. Mi piacciono con un carattere ben delineato, interessanti, propositivi, piacevoli da seguire nelle avventure e, possibilmente, originali o quantomeno non scontati. Troppo? Ok, è troppo, va bene. Però Tom è davvero l’antitesi di tutto questo. A primo impatto, già dalle prime pagine, mi ha dato subito l’impressione del classico protagonista carino e gentile, con un’ingenuità che lo fa apparire scemo come un pappagallo che ha battuto troppe volte la testa contro lo specchio (avete presente quel pappagallo che si vede nei video su Youtube, che passa il tempo a urlare e sbattere di qua e di là?). L’ho inquadrato in un nanosecondo ed è una delle cose che odio di più quando inizio un nuovo libro. Sembra la versione meno figa di Jim de “Il pianeta del tesoro“. Scusa, Tom, dovevo.

HESTER

Con lei ci salviamo un po’, anche se non siamo a livelli altissimi. Tosta, con un passato “oscuro”, avvelenata con il mondo e soprattutto con Thaddeus, che tenta di uccidere nei primi tre secondi di storia. Stai calma, Hester, che mi sciocchi Tom. Dagli tre o quattro anni per starti dietro.

ALTRI PERSONAGGI

In questo Macchine Mortali ce ne sono molti, alcuni di dubbia importanza che sembrano lì solo per riempire, altri davvero fighi, ma tutti con lo stesso difetto: sono senza anima. Mi spiego meglio: il narratore guarda l’azione da molto molto in alto, così tanto da non permetterci di toccare, tantomeno di immedesimarci, i personaggi, le loro gioie, dolori, sorrisi, pianti, amori e via dicendo. Lo sapete, ormai, nei libri mi piace caderci, perdermici, se mi tieni così lontano hai sbagliato in partenza. Ma approfondiamo meglio.

Lo svolgimento

WORLDBUILDING

Reeve in questo è magistrale. L’ambientazione di Macchine Mortali è favolosa, diversa, originale e così steampunk da donare dei brividini di piacere ai fan del genere. Il libro inizia sbattendoci violentemente in faccia la prima idea geniale: Londra è sì una città, ma… mobile. Già, perché nel romanzo le città sono come degli enormi animali che sopravvivono mangiandosi fra loro. Ditemi se non è fighissimo! E non sono di parte, perché, vi dirò, a me lo steampunk non piace. Se ha sorpreso una come me è tutto dire.

OH, TOM, TOM DELLE MIE BRAME

Insomma, iniziamo con Tom che (sigh!) è un ragazzino orfano, Apprendista Storico di Terza Classe (traduzione: l’ultima ruota del carro) e, guarda un po’, non vuole stare dove sta. Sfugge all’occhio indagatore del suo mentore e corre a guardare l’inseguimento in corso di Londra che sta alle calcagna di un’altra piccola città. Giustamente, non è che si nasconda, il genietto, quindi dopo circa trenta secondi viene scoperto e (voglia Odino che impari qualcosa) punito.

Grazie a questa punizione, incontra uno dei grandi di Londra, Thaddeus, che ammira come fosse il Re Sole dei poveri. Ora, fin qui tutto abbastanza visto e rivisto (tranne l’ambientazione), ma le cose possono peggiorare. Mentre è insieme a Tom, Thaddeus viene attaccato dalla nostra tipetta tutto pepe (?), Hester, che vuole ucciderlo. Tom salva Thaddeus, Hester scappa nel mondo esterno e Thaddeus, con un bel calcione nel deretano, ci spedisce anche Tom. Così, giusto per dimostrare subito quanto ci eravamo sbagliati su Thaddeus. Noi, non Tom, eh. Vi voglio bene, ma l’ho capito alla seconda riga che sarebbe finita in caciara, come si dice a Roma.

L’AVVENTURA

Da qui parte la vera avventura di Macchine Mortali: Tom e Hester vagano, incontrano gente, imparano cose e Tom scopre che, oh!, il mondo non è come lo immaginava e bla bla bla. Non posso parlare molto della trama in sé, perché succedono davvero tante cose e non vorrei rovinarvi la lettura. Sappiate che il punto di vista inizierà a fare su e giù da Tom a Katherine, la figlia di Thaddeus, e lei sarà un po’ più interessante di Tom. Quantomeno non vi farà venire il prurito alle piante dei piedi.

Il punto principale su cui vorrei mettere una stellina ben visibile marchiata in viola (perché mi piace il viola) è che nelle prime pagine vengono spiegate una marea di cose, della serie “prendo appunti se no mi scordo anche il nome dei protagonisti”. Bello, eh, ripeto che mi piace un botto il worldbuilding, però, Reeve, meno background visivo e più pathos, santa coperta di cashmere! Mentre leggevo, mi sembrava di essere sballottata di qua e di là, in attesa che qualcosa mi artigliasse il cuore e mi facesse dire “ecco, ci siamo, li sento”. Niente, non li ho sentiti. Ho terminato il libro e sto ancora aspettando.

Conclusioni

Sono stata acidissima, lo so. Avevo un sacco di speranze per Macchine Mortali (cioè, Peter Jackson ne ha fatto un film, gente! E Peter Jackson è tipo il mio Dio!) e mi ha delusa non poco. Sarà che non ero nel mood per leggerlo, sarà la troppa aspettativa, ma sento ancora l’amaro in bocca. Non è, che sia chiaro questo, un brutto libro. Ricordatevi sempre che le recensioni, su qualsiasi blog, non potranno mai essere oggettive perché ognuno di noi è diverso e ha i propri gusti, perciò prendete con le pinze la frase “mi ha deluso”. Ha deluso me. Juls. Se avete i miei stessi gusti, deluderà anche voi, se non li avete, magari vi piacerà da morire.

È un libro scritto bene, ideato bene, con dei personaggi interessanti, che forse si esprimeranno meglio sul grande schermo, ma non è nelle mie corde. Non posso dargli meno di tre stelle, sarei ingiusta. Ho dato due stelle a roba che farebbe piangere i muri, quindi diciamo che è stato piacevole. Normale. Così. If you know what I mean.

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