Recensione | Dieci giorni per vivere – Noemi Storzillo [NO SPOILER]

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Questa recensione fa parte di un Review Party organizzato da Noemi Storzillo per il suo libro: Dieci giorni per vivere. Sono molto felice di averla scoperta come autrice, la sua storia mi ha colpita così tanto che credo di aver consumato tre quarti dell’acqua del mio corpo piangendo mentre leggevo (non vi dico quale parte, aha!). E lo sapete quanto è difficile trovare un libro che mi colpisca tanto da farmi piangere: sono un mostriciattolo puntiglioso.
Insomma, è il caso che leggiate questa recensione.

Titolo: Dieci giorni per vivere
Autrice: Noemi Storzillo
Editore: StreetLib
Genere: Distopico/Romance
Prezzo: 12,99 €
Pagine: 304
Trama: Bessie ha solo diciannove anni ma le resta ben poco da vivere, solo dieci giorni.
Eppure la ragazza non è malata, anzi gode di ottima salute ma purtroppo il suo destino è già scritto; la clessidra, sul comodino accanto al letto, segna chiaramente quanto tempo le resta prima di morire e il suo incedere incessante le ricorda costantemente che il tempo vola e che niente e nessuno può fermarlo. Bessie trascorre ben diciannove anni della sua vita allontanandosi da tutti e rinchiudendosi in se stessa ma solo quando mancano pochissimi giorni al suo decesso, solo quando si rende realmente conto di quanto prezioso è il tempo che le resta, la ragazza decide che è giunta l’ora di vivere, di vivere per davvero. | Compralo su Amazon

I personaggi

BESSIE

Povera, piccola Bessie! Una vita come la sua non la augurerei a nessuno: diciannove anni, aspettando il giorno della morte che non può in alcun modo scampare. E nonostante questo non è per niente un personaggio noioso, che piange arrotolato su stesso e vive di trip mentali come potrebbe fare quella scema di Bella di Twilight. Si piange per queste cose qui, Bella, non per un coso sbrilluccicoso, riprenditi! Ma sto divagando. Bessie ha la testa sulle spalle, si sorprende di se stessa, cerca di migliorarsi, inciampa e si riprende, in un vortice di emozioni che catturano anche il lettore.

CHRIS

Molto dolce, il ragazzetto, ma non banale. Lo vediamo dagli occhi di Bessie, ma ha una sua identità, lo riconosciamo dalle parole e soprattutto dai gesti. Sa prendersi cura delle persone, è gentile, ma anche divertente. Non è il solito figo che propone cose da fighi, è un ragazzo normale, il ragazzo che si vorrebbe accanto per tutta la vita.

ALTRI PERSONAGGI

C’è il padre di Bessie, che rimane un po’ in sottofondo, i fratelli di Chris (idem) e la madre di Chris, che ho odiato per tutto il libro e alla fine mi sono odiata io, perché aveva le sue ragioni. Dio, se le aveva! Per il resto, il libro è incentrato tutto su Bessie e Chris, quindi non c’è molto da dire sugli altri.

Lo svolgimento

LA CLESSIDRA

Nel mondo di Bessie, le persone nascono con una clessidra che, dal primo istante, rivela già il giorno della morte. Anzi, nello specifico, quanti anni, mesi, giorni, ecc. mancano alla dipartita. Lo schermetto della sua ha sempre segnato “diciannove anni“. Strano vivere con un tale fardello sulle spalle. A diciannove anni ancora si deve iniziare a vivere davvero, sono gli anni più belli, i più avventurosi, anni in cui dovresti sentirti una dea, capace di fare tutto, di provare nuove esperienze e scegliere la tua strada. Ma Bessie non può e, sapendolo da sempre, si rinchiude nella sua bolla di cristallo, invogliata dalla madre che, in depressione evidente, le continua a ripetere “tanto muori“. Ho capito, signora mia, si dia una regolata!

Il punto è che, raggiunti i fatidici dieci giorni prima di morire, Bessie decide di trasformarli nei suoi dieci giorni per vivere. Una decisione coraggiosa e triste al tempo stesso, per due motivi: se fai una cosa del genere e scopri che la vita ti piace, soffri ancora di più sapendo di dover morire; se la vita ti fa schifo anche dopo, non l’hai vissuta neanche un po’. Mi vengono i brividi al solo pensiero e anche a Bessie, che si tuffa nella sua avventura con tanta paura, insicurezza, ma nessun tipo di arrendevolezza. Splendida, ragazza, mi hai fatta emozionare.

UN ABBRACCIO INASPETTATO

E che cosa trova Bessie in questo suo viaggio? Possiamo aspettarcelo, o forse no. Dipende in cosa crediamo, se abbiamo fiducia nell’amore e nelle persone che riescono a sorprenderci, di tanto in tanto. Bessie incontra qualcuno, Chris, e finalmente apre gli occhi. Insieme non provano cose adrenaliniche come, che ne so, il parapendio. Vivono cose normali, momenti normali, quelli che tante persone non hanno la fortuna di provare in tutta una vita. Perché l’amore non fa sconti e non è per tutti, non perché non lo meritino, ma credo che, a volte, bisogna anche avere un pizzico di fortuna e crederci fino in fondo, perché nel momento in cui ti arrendi e non giri l’ultimo angolo, tornando indietro potresti lasciar andare qualcosa di importante. Un po’ come quando cerchi la chiave giusta nel mazzo: sarà sempre l’ultima. Poco prima di mollare tutto, è lì che si trova la chiave. E Bessie trova la sua.

Con tutta la sincerità possibile, non so dirvi se le scelte e le avventure dei due protagonisti mi piacciano così tanto perché mi ci ritrovo un pochino, oppure siano solo dolcissime e scritte bene. So che le storie d’amore banali e scontate mi fanno venire il voltastomaco e questa non lo è. È dolce, vera come può esserlo il vostro riflesso allo specchio. Non è un libro, siete anche un po’ voi. Voi che, sotto sotto, sperate ancora che qualcuno vi venga a salvare, anche se ormai siete perse e non c’è più nulla da fare. E non parlo del principe azzurro, lungi da me, parlo di tutt’altro: parlo della vita, delle emozioni, di qualcuno che vi strappi via dal torpore e vi ricordi che siete vive. Ecco, Chris ha fatto questo con Bessie e provare quello che ha provato lei, tramite il suo punto di vista in prima persona al presente, è disarmante. Perché sai che sta per morire. Perché sai che, ora, ha tanto da perdere e ti fa arrabbiare e gioire al tempo stesso: se hai qualcosa da perdere, significa che hai qualcosa.

L’ADDIO

Penso di essere praticamente morta leggendo il finale, o quantomeno affogata. Ho pianto così tanto che, con gli occhiali, non riuscivo a vedere niente, allora li toglievo e cercavo di asciugarmi gli occhi, ma siccome sono talpa non vedevo niente comunque e dovevo rimetterli, tutti impiastricciati. Praticamente ho interpretato le ultime due pagine da un vetro appannato. Sorry not sorry, va bene?

Non è stato il finale che mi aspettavo. Per niente. È stato qualcosa di più e mi è venuta voglia di urlare, perché quando leggi qualcosa che ti sorprende così tanto ti vengono in mente due cose: abbracciare la scrittrice o prenderla a schiaffi. Scusa, Noemi, lo dico con affetto, giuro. È il mio modo per dirti che sei brava.

Un finale da brivido, insomma, e credetemi sulla parola, perché non posso spiegarvi di più. Fare spoiler proprio su questo sarebbe imperdonabile da parte mia. Dovete leggerlo, anzi, alzate i vostri bei fondoschiena e correte a cliccare sul link di Amazon che ho messo nella descrizione. Marsh!

Conclusioni

Chiariamo una cosa: questa ragazza si è autopubblicata, ok? Autopubblicata! Ed è più brava di almeno la metà delle autrici che ho letto negli ultimi mesi e che magari arrivano alla Mondadori. Fatevi qualche domanda, case editrici. Ora, scendendo nello specifico (perché oltre a essere una rompiballe sono anche editor), ci sono delle cose da smussare nel testo, degli errori di distrazione e degli errori che potrei definire “dialettali”, ma sono veramente poca cosa. Cioè, ci sarebbe del lavoro da fare, ma non dovrei certo rivoltarlo come un calzino. Non so se Noemi abbia avuto un editor a seguire il suo lavoro, ma le consiglio di farsi seguire per il prossimo, perché è un’autrice davvero promettente e merita di brillare. Complimenti vivissimi e… vi vedo, eh! Non state ancora comprando il libro. Perché? Forza!

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