Recensione | Paper princess

Paper princess

Condividi

Benvenuti, vostro malgrado, nella recensione di Paper Princess! Se mi seguite da un po’, dovreste sapere che più i libri sono trash più io mi diverto e più mi diverto più le recensioni saranno ironiche e (spero) divertenti. Prendo in giro le storie più sciocche o mal costruite, ma non le accuso mai di essere il male del mondo. In fondo, non possiamo essere tutti Tolkien, no? Ma cosa c’entra questa premessa con Paper Princess?

Paper Princess non è soltanto un libro trash, con una trama praticamente inesistente e una caratterizzazione dei personaggi pessima. È anche la cosa più sessista, violenta e misogina che io abbia letto da diversi anni a questa parte. Sì, dico sul serio. Credo che una roba del genere non dovrebbe essere pubblicata, non ci sono mazzette di soldi a pioggia che tengano. È sbagliato, dannoso sia per le ragazze che per i ragazzi, un insegnamento che delle donne, delle scrittrici, non dovrebbero dare ad adolescenti che potrebbero essere loro figli.

Ma non voglio mettere sul fuoco tutto subito, andiamo per punti. Ovviamente, non c’è bisogno di dirlo, non mi preoccuperò degli spoiler in questa recensione. Ne metterò tanti e inserirò anche estratti dal libro, per due motivi: il primo è che non vi consiglio di comprarlo né di leggerlo, quindi non dovrebbero preoccuparvi gli spoiler; il secondo è che certe cose potete capirle soltanto leggendo le parole stesse delle autrici (Erin Watt è lo pseudonimo di due donne: per scrivere ‘sta roba ci sono volute due persone, rendiamoci conto). Fidatevi, uscirete da questa recensione con il misuratore del disgusto fuori uso. Iniziamo presentando Paper Princess in tutta la sua meraviglia.

Le trame, quelle belle

La protagonista di Paper Princess è Ella. Ha perso sua madre, quindi viene adottata dal migliore amico del padre, ricchissimo, che la porta in una casa che dire favolosa è poco. Qui Ella trova cinque fratelli, tutti bellissimi e tutti bad boys. Evitiamo di commentare gli ovvi cliché, perché sono palesi e piuttosto noiosetti.

Da qui in poi la trama è più o meno questa: Ella va a scuola, la odiano tutti, torna a casa, la odiano tutti, va in giro, la odiano tutti. Il giorno successivo: va a scuola, la chiamano tutti “troia”, torna a casa, la chiamano tutti “troia”, va in giro, la chiamano tutti “troia”. Giorno tre: va a scuola, la ignorano, torna a casa, la ignorano, va in giro, la ignorano. Il tutto guidato giorno per giorno dai fratelli Royal che, a quanto pare, sono degli dei che decidono come si deve comportare tutta la città. Non pensavo fosse un fantasy ‘sto libro.

Parte romance: Ella odia Reed, Ella ama Reed. Fine. Condita con violenze varie che lei chiama “momenti animaleschi sexy” e che io chiamerei “qualcuno contatti i servizi sociali”.

Gli intermezzi con i fratelli sono di questo tipo:

«Te l’ha insegnato qualcuno a fare lo stronzo o ti viene naturale?» Easton esita un momento, ma poi si porta la mano al cavallo dei pantaloni. «Perché non vieni di sopra così ti faccio vedere cos’è che mi viene naturale?»

Esagerazioni e stereotipi

In Paper Princess, Ella è stata creata per essere un personaggio fuori dalle righe. Non è la classica protagonista imbecille che inciampa ovunque, è tosta e sboccata. Anche troppo. Forse le scrittrici non hanno ben compreso che la forza di carattere non viene dalla violenza verbale o fisica, ma dall’equilibrio. Mettere in bocca a una ragazzina sedicenne più parolacce che respiri è ridicolo, oltre che fastidioso. Soprattutto perché tira fuori parolacce pesanti in momenti che assolutamente non lo richiederebbero. Basterebbe un “ma sei cretino?” e la questione finirebbe lì. Invece via di battute volgari, che fanno apparire la sessualità rivoltante e per niente appetibile. Qualcuno dovrebbe spiegare alle ragazzine che, no, il sesso non è questo.

Mettiamoci anche che Ella è bullizzata da tutti, ma alla prima occasione sghignazza quando sente frasi del genere:

È grazie a certe ragazze se l’espressione “testa vuota” ha un senso.

A parte che ha parlato il genio della lampada, ma in ogni caso non credo proprio che la stupidità dipenda dal sesso, cara Ella.

Rincariamo la dose con un bel:

Dunque, questa è la ragazza che ha acchiappato Reed almeno una volta. Non mi è difficile capire perché: è bellissima.

Perché in Paper Princess o sei bella o non ti meriti un ragazzo. Mi pare chiaro, lo insegnano tutti i programmi spazzatura che girano in tv, perché non infilarlo anche in un libro per ragazzine? Giusto per evitare problemi comportamentali e alienazione.

Passiamo al protagonista maschile: Reed. Salto gli altri fratelli: tanto sono tutti delle copie. In Paper Princess, Reed è la violenza fatta persona. Non fa altro che intimidire Ella con insulti sessisti e volgari, la chiama “troia” per metà libro, sottintende che, visto che è una poco di buono e ha bisogno di fare sesso per forza, può sfogarsi con lui, così non rompe le scatole ai fratelli. Come sia arrivato a questa deduzione non lo so, probabilmente il suo unico neurone ha colliso con qualcosa durante il percorso verso il nulla.

Uno, come ti viene in mente di pensare che una ragazza, apparentemente normalissima, abbia questo desiderio così folle da farle pensare di andare a letto con un’intera famiglia? Due, fatti una cura per calmare gli ormoni che ti stanno mandando in pappa il cervello. Tre, impara a parlare senza mettere in ogni frase le parole “sesso, troia, pompino, pugni”, grazie. Qui non si tratta di adolescenza, si tratta di ragazzi con evidenti problemi, che andrebbero seguiti da un esperto.

Vi lascio qualche estratto di questo delicatissimo personaggio:

È la fidanzata di Callum. Non è necessario che tu sia carina con lei, è solo un extra.

Come il resto delle donne in questo libro. Il prossimo estratto vi farà capire cosa intendo. Un bel dialogo tra fratelli, da non perdere:

Easton sta raccontando al fratello del pompino che si è fatto fare stasera. «È come se mi stesse dando solo il quaranta per cento», si lagna. «Un tempo mi dava un bel cento per cento, sai? Prima mi si avventava sul cazzo come se fosse di cioccolato, ora invece manco ha iniziato che dice: “Ci facciamo le coccole?” Fanculo.» «Pensa di essere la tua fidanzata», replica Reed ridendo. «Le fidanzate non hanno bisogno di metterci impegno.»

Poesia, ragazzi, pura poesia. È inutile che cerchi di spiegarvi io il personaggio, le sue parole fanno tutto il lavoro.

Violenza camuffata

Ad un certo punto, sempre senza un filo logico, Reed decide che è attratto da Ella. Per farla breve, la trattava male perché gli piaceva. Certo, siamo ancora alla vecchia storia del “se ti fa i dispetti significa che gli piaci”. Come no. E se ti picchia ti ama troppo, certo.

In privato, la tratta male, la insulta, addirittura la chiude in una stanza, si abbassa i pantaloni e le dice di giocare col suo gingillo altrimenti non la lascerà uscire. Ella reagisce facendo finta di starci, per poi legarlo alla sedia, dirgli “non lo farò mai!” e andarsene. Peccato che nella narrazione siamo nei suoi pensieri e tutto quello che leggiamo è “vorrei farmelo, è bellissimo, lo amo”. In pratica, non si lascia stuprare semplicemente per orgoglio. Non perché sia sbagliato, no. Per dispetto. Chi ha scritto questa roba dovrebbe essere presa a schiaffi. E chi l’ha pubblicata anche. Non fa ridere, non è trash, è violenza pura e semplice, psicologica e fisica.

In pubblico, Ella è intoccabile. Possono sputarle in faccia, ma non si devono azzardare a sfiorarla con un dito. Già, perché a metterle le mani addosso ci pensa Reed. Ed è proprio perché qualcuno non ha seguito questa regola che si scatena il finimondo.

Ella inizia a frequentare un ragazzo, di cui non ricordo neppure il nome. Questo tizio sembra perfetto: gentile, educato, una persona normale. A parte alcune battute da brividi tipo:

«Noi uomini abbiamo un ego molto fragile. È sempre meglio farci un complimento, così non ci trasformiamo in psicopatici.»

Traduzione: “fai la brava o ti prendo a schiaffi.” La polizia la chiamo io o fate voi?

Al primo appuntamento, questo principino dagli occhi belli droga Ella e cerca di violentarla. Viene salvata da Reed, che la riporta a casa.

Le autrici di Paper Princess trasformano l’unico ragazzo “normale” in uno stupratore nel giro di mezza scena e fanno apparire gli altri, violenti allo stesso modo, dei santi, perché, oh!, loro non drogano le ragazze. E poi l’hanno salvata, sono delle brave persone! Riassumendo, puoi passare la vita a violentarmi psicologicamente, sottomettermi e via dicendo, ma se mi salvi da qualcosa di più grave diventi il mio principe.

Pensiero tipo di Ella dopo una reazione violenta di Reed:

«Forse questo la dice lunga su di me, ma penso che sia sexy quando fai l’uomo delle caverne.»

Anche no, tesoro. Anche no. Rivedi le tue priorità.

Ma la parte più “bella” è che la droga presa da Ella le alza a livelli incontrollabili l’eccitazione sessuale. Praticamente cerca di fare sesso con qualunque cosa si muova. Le hanno iniettato anche altro, per renderla più “energica”, quindi ha non una ma ben due droghe in corpo. Quale sarebbe la cosa più logica da fare? Portarla in ospedale? No, Reed la porta nella sua stanza, dicendo ai fratelli che sa lui come fargliela passare. Sapete come? Masturbandola.

Le mette le mani addosso la prima volta mentre è sotto effetto di droghe. E potete scrivere trecento pagine di narrazione in cui Ella pensa “lo voglio, mi va bene, lo desidero”, è comunque sotto effetto di droghe. La sta violentando! Siamo tutti impazziti? Il libro finisce con Ella e Reed che stanno insieme, lui la ama ma è cattivo e non può stare con lei, però ci sta, però non ci sta. Poi, all’improvviso, lei lo trova a letto con la fidanzata del padre e, bum, finisce lì. Come, scusa? Non. Ha. Un. Senso. Ma l’avevamo già capito.

Il buonsenso delle blogger?

Ho letto moltissimi libri nella mia vita, alcuni anche molto violenti. Il punto non è mostrare la violenza, il punto è far passare la violenza per una cosa normale. Non è il personaggio malato a pensarlo, è proprio ciò che si capisce dalla narrazione. Reed è fantastico, nonostante sia violento. Reed è bello, nonostante si approfitti di me.

Paper Princess è un libro per ragazzine adolescenti, non può e non deve passare un messaggio del genere. La cosa che più mi stupisce è che ho cercato un sacco di recensioni sul web e mi sono accorta che pochissime blogger gli hanno dato un voto negativo (Atelier dei libri è una delle poche, ha scritto una recensione molto bella, vi consiglio di leggerla). Gli altri voti sono tutti quattro o cinque stelle. Siete fuori di testa? Come posso credere ancora a quello che vi esce dalla bocca dopo aver letto “consiglio a tutte le ragazze questo libro”? Date loro direttamente un elenco di stupratori da visitare, no? Dov’è lo spirito critico? Dov’è il buonsenso? E non venitemi a dire “sono gusti”, perché davvero non rispondo di me.

Che c’è, le CE vi regalano libri e quindi non potete parlarne male? State scherzando? Se vi inviano un pacchetto di droga gratis che fate, la sponsorizzate perché è un regalo? Riprendetevi! Sono schifata dal comportamento e dal giudizio fallace della maggior parte delle blogger, anche con ampio seguito. Ci sono, ovviamente, ragazze che si sono allarmate dopo aver letto questa roba e meno male. Ma il numero dei voti positivi per Paper Princess è comunque allarmante. Se questa roba è considerata letteratura da così tanta gente, non c’è “Diario dell’ancella” che tenga, purtroppo.

Lasciatemi finire

Ci sarebbero molte altre cose da dire, ma vorrei evitare di rendere questa recensione più lunga del dovuto. Parlerò più approfonditamente di altre scene nel podcast che uscirà lunedì 7 ottobre, in modo da chiarire che non sono scene isolate quelle che ho citato, è una cosa che si ripete per tutto il libro.

Spero davvero che questa recensione venga capita, che non si pensi che abbia esagerato. Leggere è importante e durante l’adolescenza ancora di più. I libri ti formano, come l’educazione, come la scuola. Bisogna insegnare a ragazzi e ragazze a leggere le cose giuste, libri che li faranno diventare persone migliori. Non si può mettere sul mercato certa roba e fare finta di niente. Non legittimiamo la violenza, insegniamo bellezza e rispetto, empatia, positività. Ne abbiamo bisogno, tutti quanti.

Concludo qui e non credo sarà una sorpresa per voi scoprire il mio voto. La prossima recensione sarà più allegra e divertente, promesso. Ora vado a leggere qualcosa di meglio. Cia’!

Voto

Ti piacciono le mie recensioni?

Ne trovi altre cliccando qui!

Condividi

Tag:

Lascia un commento

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.