Recensione | The Umbrella Academy

Inizio con una confessione: non avrei mai pensato che una serie come questa potesse piacermi. E intendo piacermi davvero, tanto da tornare a casa e organizzare le serate in modo da poter guardare una nuova puntata. The Umbrella Academy mi ha sorpresa, divertita, commossa e anche innervosita: non può mica essere tutto rose e fiori, se no cosa scrivo nelle recensioni? Andiamo ad analizzare nello specifico, ma prima cliccate qui per guardare il trailer!

Bene, ora che sapete di cosa si parla, avverto come sempre i nuovi utenti (e i vecchi) che le mie recensioni sono ironiche, che una serie mi sia piaciuta o meno. Faccio la rompiscatole critica e butto lì battute diversamente divertenti. Claro? Possiamo iniziare!

Titolo originale: The Umbrella Academy
Paese di produzione: Stati Uniti d’America
Anno: 2019
Durata: 45-60 min (episodio)
Genere: commedia drammatica, azione, fantastico, supereroi
Stagioni: 1
Episodi: 10
Distribuzione: Netflix
Trama: Il 1 ° ottobre 1989, 43 donne in tutto il mondo partoriscono contemporaneamente, nonostante nessuna di loro mostri alcun segno di gravidanza fino all’inizio del travaglio. Sette dei bambini vengono adottati dall’eccentrico miliardario Sir Reginald Hargreeves e trasformati in una squadra di supereroi attraverso quella che lui chiama “The Umbrella Academy”. [da Wikipedia]

Numero 1 – Luther

Potere: super-forza

Dopo le prime due scene, Luther mi aveva già frantumato gli zebedei. Questo tipo di personaggio proprio non mi va giù: l’omone super forzuto, con l’intelligenza di un fringuello morto e la forza di carattere di una carpa sulla sabbia. Ma com’è che più sono grossi meno fanno? In tutte le scene di combattimento finisce per colpire un paio di volte e poi sparire sono qualche valanga di macerie e/o lampadari. Ovviamente si tratta di un mio gusto personale, perché in quanto a caratterizzazione ci hanno preso in pieno, è verosimile, è nel personaggio. In un paio di scene mi ha anche commossa, ma il resto è trascurabile.

Numero 2 – Diego

Potere: controllare la traiettoria dei coltelli che lancia

Appena Diego è entrato in scena in The Umbrella Academy ho sentito una sorta di feeling con lui. Ok, è un personaggio un po’ mainstream, nel senso che l’abbiamo visto e rivisto ovunque, però è così puffottoso che non si può non amarlo. Fa il duro, ma ha un cuore buono. Borbotta, ma alla fine è quello che soffre di più. Non ammetterebbe mai di sentirsi debole e preferirebbe morire piuttosto che veder morire quelli che ama. In più di una scena ha fatto cose discutibili, e razionalmente sciocche, ma non riesco a non apprezzarlo. E poi, santo cielo, date una gioia a questo ragazzo!

Numero 3 – Allison

Potere: controllo della mente

Allison ha il potere meno sfruttato di sempre. Fammi capire, puoi controllare la mente delle persone e non lo fai? Perché? Sta per finire il mondo, santo cielo! In teoria, la spiegazione c’è, ma la trovo un po’ ridicola. La prenderei a schiaffi una scena sì e l’altra pure, nonostante sia un personaggio che mi piace molto. La trovo affascinante e dal carattere piacevole, però, davvero, è sottovalutata a bestia. E non mi venite a dire, chi ha visto la serie, che era scioccata o voleva solo fare la brava mamma, perché vi mangio la testa. C’è gente che ha ucciso per molto meno #semi-cit (vediamo chi coglie la citazione, scrivetemelo nei commenti).

Numero 4 – Klaus

Potere: comunicare con i morti

Lui. è. la. vita. Lasciatemelo dire: Klaus è il personaggio migliore che abbia visto in una serie da qui a un sacco di tempo. Divertente, profondo, terrorizzato, sarcastico, esagerato in modo imbarazzante, ma spettacolare da seguire nelle sue avventure. Non stanca mai e, nonostante sia un bel po’ fuori dalle righe, sa sempre quando infilare nella scena quel po’ di dolcezza o serietà che serve. Sarò di parte, farò la figura della fangirl, ma Klaus è una meraviglia. Credetemi. Vale la pena guardare la serie solo per lui.

Numero 5 – ?

Potere: saltare attraverso lo spazio e il tempo

E abbiamo il secondo posto sul podio. Questo ragazzino è sorprendente. A parte la sua innata autorevolezza, i modi affascinanti, l’intelligenza, il tutto nel corpo di un ragazzino di tredici anni (circa), regge praticamente tutta la trama. Senza di lui, non ci sarebbe la serie, letteralmente. Il fatto che saltare nel tempo lo abbia reso un vecchio nel corpo di un ragazzino in piena pubertà dà quel tocco di stranezza che serve a rendere la caratterizzazione un gioiellino. Per non parlare della sua storia con Dolores: adorabile.

Numero 6 – Ben

Potere: evocare mostri (?)

Tecnicamente è morto, ma lo vediamo attraverso gli occhi di Klaus. Anche se parla poco ed è secondario, a me piace, ditemi quello che volete. A parte che sembra uno Shadowhunter(Jace, sei tu?), ma poi mi aspettavo sarebbe servito a qualcosa alla fine. Dai, non mi metti un personaggio in una serie così, senza motivo. Bravi, mi siete piaciuti.

Numero 7 – Vanya

Potere: piagnucol… no, scusate, in realtà non ha alcun potere, ma poi si scopre che, sì, ce l’ha. Crea onde distruttive sfruttando i suoni

Vanya è tutto ciò che odio condensato in un personaggio: pallosa, piagnucolosa, manipolabile, prevedibile, ingrata, debole e mi fermo qui se no ci stiamo su un mese. Appare chiaro dalla prima scena che la cara “super ordinary” non lo sia affatto e che, alla fine, sarà quella più stramba. Per tutta la serie non fa altro che ripetere quanto sia sfortunata, che i suoi fratelli sono più fighi di lei, che non la ama nessuno, ecc. Poi arriva il primo scemo e crede a ogni parola che dice, perché “è innamorata”. Vanya, hai trent’anni, santa polenta! Dove siamo? Nella casa di Barbie? Che poi ‘sto presunto ragazzo è anche piuttosto creepy, e fattela una domanda! Non parlo del suo potere che è meglio: se il padre ha fatto quello che ha fatto ci sarà un motivo. Nonostante sia un pezzo di zolfo (lui), in qualche modo ci aveva visto giusto, aveva capito benissimo quanto fosse psicopatica.

Altri personaggi

Sir Reginald: un riccone egocentrico; avrebbe forte bisogno di un psicologo bravo. Prende un gruppo di ragazzini e, senza dargli un minimo d’amore, li cresce perché diventino salvatori del mondo. Senza dargli scelta, precisiamo. Un esempio da seguire il giorno del mai.

Pogo: una scimmia parlante che, da quanto credo di aver capito, è stata creata proprio da Reginald. Molto english style, è la parte saggia della famiglia. Un tocco un po’ esotico, si sposa bene con l’atmosfera della serie.

Grace: la madre dei ragazzi, bellissima, perfetta e dolcissima. No, non è uno stereotipo, è verosimile che sia così perfetta, perché in realtà è un robot. Creata per allevare in particolare Vanya, alla fine aiuta tanto tutti i bambini. La trovo adorabile.

Hazel e Cha-Cha: i due antagonisti più inutili di sempre. Non c’è un lato di loro che mi piaccia, soprattutto di Cha-Cha. Hazel è quasi piacevole quando inizia a pensare, ma è molto noioso seguirlo. Nulla di che.

The Handler: è la cattivona per eccellenza, che in teoria dovrebbe avere un allineamento neutrale, da quanto dice. Circa. Non so, non mi ha colpito molto, è un personaggio già visto in molti distopici.

Leonard/Harold: un idiota da prendere a schiaffi insieme a quella scema di Vanya. Un pazzo travestito da ragazzo timido e gentile, che si sgama alla seconda scena. Chiunque si chiederebbe come fa uno sconosciuto a catturare tanti lati del tuo carattere in due giorni. Chiunque. Tranne Vanya. Lei ha i neuroni spenti.

Vi avverto di nuovo della valanga di spoiler su The Umbrella Academy che state per leggere. Poi non prendetevela con me, eh!

La prima puntata inizia presentando i personaggi. C’è Luther, sulla Luna a fare non si capisce cosa, Diego, supereroe di quartiere, Allison, attrice famosa, Klaus, sbandato sotto effetto di droghe, e Vanya, violinista triste.

A tutti arriva la notizia della morte del padre adottivo e si trovano riuniti nella loro vecchia casa per il funerale. Qui conosciamo Grace, la madre robot, e Pogo, una specie di mentore molto inglese (ho guardato la serie in lingua originale, non so se in italiano questa cosa si noti, ma è davvero molto London).

Scopriamo in breve che i ragazzi si sono allontanati uno dopo l’altro, perdendosi di vista. Ben, il Numero 6, è morto quando era ancora un ragazzino e Numero 5 (non gli hanno dato neanche un nome, povera anima) è sparito anni prima. Non sapremo molto altro su Ben, ma Numero 5 sarà il perno di tutto, tornando a sorpresa dal futuro proprio il giorno del funerale.

La fine del mondo

Numero 5 dà subito la fantastica notizia: è stato nel futuro e della terra non è rimasto più niente. Moriranno tutti entro tre giorni. Ottimo inizio, fratellino!, avrei salutato io. Che è più o meno quello che dice Klaus, il che conferma il mio essere a lui molto affine, ah!

La storia principale ruota attorno a Numero 5 che cerca di salvare il mondo, braccato da Cha-Cha e Hazel, membri di un’associazione segreta con sede in un altro piano dimensionale. La faccio breve: nel futuro, Numero 5 viene contattato da The Handler, il capo di un’associazione che non si capisce esattamente cosa voglia. Sono assassini che uccidono quelli che vogliono evitare le disgrazie e i grandi omicidi della storia (?). Non mi è molto chiara questa cosa, probabilmente la spiegheranno più avanti.

Numero 5 viene ingaggiato come assassino e lavora per loro per anni. Poi decide di tradire e torna a casa, riprendendo anche le sembianze di quando era partito (anche questa non l’ho capita). Cha-Cha e Hazel vengono inviati per ucciderlo, non ci riescono e Numero 5 fa un patto con la capa della baracca. Fa finta di aiutarla di nuovo e di nuovo la tradisce, mentre cerca di capire quale sia il diamine di motivo che farà finire il mondo. La cosa si conclude con un nulla di fatto, non capiamo niente fino alla fine.

Nel frattempo, si slegano altre sotto-storie: si racconta il legame di Diego con la madre (dolcissima la scena del passato) e con una detective della polizia, la relazione di Numero 5 con un manichino di nome Dolores (provateci voi a vivere 50 anni da soli), i problemi di Klaus con il suo potere, di Allison con la sua famiglia, di Vanya con la vita e di Luther… con il suo cervello. Apriamo una parentesi su Luther: fammi capire, tuo padre ti manda sulla Luna a fare cose a caso e tu non fai neanche una domanda? Quattro anni a inviare sassi e, niente, tutto bene, avanti così. Aiutatelo.

Dimmi il tuo problema e ti dirò chi sei

Visto che ci siamo, parliamo dei singoli problemi dei protagonisti di The Umbrella Academy, che sono un bel pezzo della storia.

Luther è scemo come una tazza di latte scaduto. E va bene. Era un ragazzetto super figo, va in missione, rischia di morire. Per salvarlo, il padre gli inietta un siero che rende la parte superiore del suo corpo molto simile a quella di una scimmia. E da lì, via ai complessi. Ci può anche stare, porello, ma era scemo già prima, quindi non è tanto giustificabile.

Diego ha un rapporto conflittuale praticamente con chiunque. Con la madre, che ama alla follia ma crede abbia ucciso il padre e quindi vada punita. Straziato dal dolore, la spegne (è un robot, ricordate?), uccidendola. Con il detective Patch, che ama ma non vuole vicino per non metterla in pericolo e vede morire comunque (questa è cattiveria, però). Ha una scorza molto dura, ma oltre questo non lo trovo granché problematico. È soltanto molto umano.

Allison è in crisi esistenziale perché ha usato il suo potere per far dormire la figlia. Sì, sul serio. La figlia faceva i capricci, lei le ha detto “dormi e sta zitta” e il marito l’ha buttata fuori di casa perché “sei un mostro, usi i tuoi poteri su nostra figlia!”. Seriously? Fallo addormentare tu questo piccolo animaletto selvaggio! Che avrà fatto mai di male, su! Ce l’avessi io quel potere, sai quando gente ammutolirei? Uuuh! Ma vabbè, ci tocca sorbirci una tipa che può rivoltare il mondo e invece piagnucola perché il suo potere è cattivo e non vuole più usarlo. Sigh.

Klaus vede i morti e già qui è chiaro il problema. La cosa lo terrorizza e quel genio del padre non è che l’abbia aiutato molto chiudendolo in una cantina buia con i suoi fantasmi per addestrarlo. La psicologia, questa sconosciuta. Insomma, Klaus si droga per tentare di estraniarsi da queste entità e direi che i suoi motivi ce l’ha. C’è un solo spirito che non gli fa paura e vede anche sotto effetto di droghe: Ben. Gli fa da guida, praticamente. E sono adorabili.

Vanya è l’unica senza poteri, poco considerata, ha sviluppato un carattere piuttosto inquietante. Non crede in se stessa ed è ancora più fastidiosa di Luther, che quantomeno fa tenerezza in certi punti. Lei no, neppure quando scopriamo che in realtà è stata sotto medicinali tutta la vita per domare il suo potere. Per forza, sembrava un demone posseduto! “No, papà, non voglio un bicchiere di latte come colazione! Ora ti faccio scoppiare la testa!” Tutto bene, sì? A posto.

Super ordinary, ma anche no

Insomma, Vanya a un certo punto incontra questo Leonard. Un tipo spiantato, fin troppo triste e segnato dal mondo per stare simpatico a chicchessia. Ma Vanya lo adora da subito. Dalla prima scena all’ultima, lui non fa altro che manipolarla e lei si lascia manipolare, arrivando a prendersela anche con i fratelli. In particolare con Allison, che cerca di aprirle gli occhi. Niente, Vanya si sente Dio ora che riesce a piegare qualche palo e gli altri sono improvvisamente i cattivoni che volevano essere migliori di lei. Viva la sanità mentale.

Quel genio del male di Leonard cerca di addestrarla facendole scatenare il suo potere con la rabbia. Veramente, non sei imbecille, di più. Praticamente inneschi una bomba e la butti in mezzo a una piazza gremita di gente. Il cervello? L’abbiamo venduto al mercato? Facile immaginare che, nel momento in cui Vanya scopre quanto è psicopatico, lo faccia fuori in tre secondi. “Vanya, sei fuori di testa, ma mi piaci così. Arrabbiati! Dai, più forte!” Morto. Ma va! Io capisco che è stato maltrattato da bambino e non è potuto diventare un supereroe come voleva, ma da qui a diventare un pazzo furioso ce ne passa di acqua sotto i ponti. Ma sììì, distruggiamo il mondo perché volevo fare il supereroe e non ho potuto! Una motivazione che non fa una piega.

Insomma, tutto queste disavventure portano i ragazzi a credere che la fine del mondo dipenda da Vanya, che impazzisce del tutto quando la rinchiudono in una cella insonorizzata che annullava il suo potere da piccola. Peccato che ora abbia imparato a eluderla e riesce a scappare con l’intento di ammazzarli tutti.

Battaglia finale, un caos inimmaginabile e poi, d’improvviso, scoprono che il casino visto da Numero 5 nel futuro lo fanno tutti insieme, direzionando un fascio di potere di Vanya sulla Luna, dalla quale si stacca un frammento che va a colpire la terra distruggendo tutto. Ottimo!

Ci sarà una seconda stagione, l’avete capito, vero?

Dopo avervi spoilerato anche l’anima, vado a concludere. The Umbrella Academy è una serie da vedere. Ha una fotografia invidiabile, una caratterizzazione dei personaggi molto figa e una trama da fumetto. Se vi piacciono i film Marvel, è la serie giusta. C’è molta comicità in quello stile all’interno. Non è perfetta, ma cosa lo è? Quando riuscirò a dare 5 stelle a una serie, probabilmente il mondo finirà davvero. E visto come siamo messi con il riscaldamento globale, potrebbe accadere in tempi molto brevi.

Vi ho messo l’ansia? Missione compiuta, allora! Vi tocca guardare The Umbrella Academy e sperare di diventare supereroi. Non fate come Leonard, però, usate un po’ il cervello.

Voto finale

4/5

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