Review party | Il priorato dell’albero delle arance

Il priorato dell'albero delle arance

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Tutti ne parlano, tutti lo vogliono. Che cos’è? È Il priorato dell’albero delle arance, libro che Mondadori ci ha lanciato dritto sul naso a fine novembre. Un fantasy auto-conclusivo di ben 800 pagine che ha spaventato più di una persona per la sua mole. Ma non me. Io sono ineluttabile (?). Così, a caso.

Prima di scadere in altre citazioni che non c’entrano un piripicchio, andiamo ad esaminare quest’opera. Cercherò di dividere l’esame oggettivo da quello soggettivo, capirete poi il perché. Curiosi? Continuate a leggere e non preoccupatevi degli spoiler, non ce ne saranno.

Il priorato dell’albero delle arance

High fantasy, eroine e draghi

Il priorato dell’albero delle arance rientra nella rosa degli high fantasy. Come Il Signore degli Anelli, è un libro in cui male e bene sono nettamente distinti, si scontrano da ere geologiche e il cattivone prima o poi torna a bussare alla porta. Abbiamo tutti gli ingredienti giusti: eroine, draghi, regni, magia, faide e personaggi in viaggio alla ricerca del necessario per contrastare il grande male. Un quadro completo che si avvicina moltissimo allo stile de Le Cronache del ghiaccio e del fuoco (Il trono di spade).

Sì, perché questo libro è pieno, aiutatemi a dire PIENO, di informazioni. Nella prima parte, la Shannon ci sommerge di nomi. Inizia dai personaggi per poi passare a delineare la costruzione politica e religiosa dei regni, gli intrighi di corte e la descrizione dei luoghi. Non è semplice ricordarsi tutto, io ho dovuto prendere degli appunti, ma non si può negare l’attenzione per i particolari che quest’autrice ha messo nella sua opera. Ogni piccolo tassello è collegato all’altro e se magari la cosa non è semplice da seguire e da capire all’inizio, di certo ve ne renderete conto dalla seconda metà del libro.

Il priorato dell’albero delle arance non è semplice da leggere e non perché sia scritto in modo complicato. Il linguaggio è adatto ai nostri tempi, non stiamo parlando di Tolkien, ma la mole di roba da seguire è tanta e si ha bisogno di molta concentrazione per non perdersi dei pezzi. Non è un male, ci aiuta a rimanere focalizzati su qualcosa senza distrarci con i social o qualsivoglia diavoleria esterna (sembro mia nonna, I know). Leggere questo libro è una sfida per chi non è abituato agli High fantasy, ma una sfida che si può vincere tranquillamente. Se non avete mai letto il genere e cercate qualcosa con cui approcciarvi, vi consiglio di leggerlo. Buttarvi subito su Tolkien non è una buona idea, fatevelo dire da una che lo adora, ma sa bene quanto sia complicato da leggere LOTR.

Leggende, draghi e religione

Iniziamo quest’avventura con una certezza: finché la casata di Berethnet regnerà sul trono di Inys, il Senza Nome non potrà fare ritorno. È così che ci presentano Sabran, la corona del reginato di Inys, una donna forte che, tuttavia, non sembra avere intenzione di portare avanti la discendenza. Prendere marito non è fra le sue priorità, nonostante sia così importante per il mondo intero che dopo la sua morte vi sia un erede.

Per fortuna, tra tentati omicidi e intrighi, su di lei veglia Ead, una delle protagoniste più forti della storia. È stata mandata ad Inys dal priorato dell’albero delle arance proprio per questo, anche se non può svelarlo a nessuno e cammina nell’ombra.

Dall’altra parte del mondo, abbiamo gli altri personaggi fondamentali per la storia: Tanè, che combatte per diventare un Cavaliere di Drago, e Niclays, alla ricerca dell’immortalità, diventata per lui un’ossessione.

Il problema che accomuna tutti? Il Senza Nome sta per risorgere. È un drago antichissimo, sconfitto 2.000 anni prima dopo una guerra che stava per distruggere l’umanità intera. A quanto pare, non è stato possibile ucciderlo ed è rimasto dormiente fino ad ora. La sua figura unisce e divide i regni. C’è chi lo venera, e con lui i draghi, chi odia queste creature e ne ha il terrore, chi cavalca una razza di draghi che però con il Senza Nome non c’entrano nulla. A tirare le fila ci sono la religione e le leggende, una fitta trama sotterranea di segreti e credenze che non muove solo i personaggi singoli, ma le leggi e l’organizzazione dei vari regni.

Personaggi e la scintilla che accende la fiamma

Non troverete gli stessi personaggi all’inizio e alla fine del libro. Avranno lo stesso nome e lo stesso corpo, ma saranno profondamente cambiati. La forza del libro, oltre che nel worldbuilding, sta proprio in questo: nel mutamento. Come nella vita reale, ogni personaggio prima o poi si ritrova davanti a una scelta, che spesso lo farà deviare dal percorso principale, dall’idea iniziale che si era costruito, per muoversi in tutt’altra direzione. Definire le priorità, piegarsi alla forza degli eventi cercando di mantenere un barlume di se stessi, è quello che cerchiamo di fare anche noi ogni giorno ed è quello che fanno i personaggi del priorato dell’albero delle arance.

La crescita dei protagonisti è, quindi, indubbia. Ma manca qualcosa. Durante la lettura, ho avuto la sensazione di guardare da lontano degli sconosciuti muoversi, senza che i loro sentimenti arrivassero fino a me. Li ho visti crescere, disperarsi, arrabbiarsi, ma non ho provato empatia. È come se la Shannon raccontasse una storia dagli ingranaggi perfettamente oliati, ma senza calore. I dialoghi, i pensieri, è tutto verosimile, ma non ha nerbo, non ha nome. Non posso prendere un momento o una frase e dire “è sicuramente Ead o Sabran”. Non posso piangere con loro, né sentirmi forte. Sono solita ripetere una frase: quando scrivi, puoi essere un costruttore o un arredatore, ma non entrambi. Ecco, la Shannon è un costruttore. Crea progetti rifiniti, che si reggono in piedi, ma non sa dare l’Hygge. Le manca la fiamma.

Accanto ai protagonisti, inoltre, ci sono decine e decine di personaggi secondari che sembrano essere messi lì per fare numero. Si muovono così tanti volti che dopo un po’ diventano un’unica grande maschera comune che vaga sullo sfondo. Inutile, secondo me, aggiungere tanti particolari quando un personaggio appare e scompare in una scena per non tornare più. Non mi interessa sapere da dove viene, qual è la sua dinastia, se non dovrà vederlo più. Sono sempre stata convinta dell’importanza dei personaggi secondari e della necessità di non usarli come brusio, ma come comparse. Non è semplice, senza dubbio, ed è una delle cose che mi ha fatto storcere il naso del libro. Lo sapete, per me la parte sentimentale nelle storie è tutto. E non parlo della storia d’amore, parlo del sentimento in generale: odio, gioia, disprezzo, paura e via dicendo. I sentimenti, in toto. Credo siano il vero motore di una storia.

Odi et amo

Insomma, che cosa mi è piaciuto e cosa è andato storto in questo libro secondo il mio modesto parere?

Il worldbuilding è sicuramente spettacolare. A parte delle piccole cadute di stile, non si può dire niente alla Shannon, la storia e il mondo reggono. Certo, il finale lascia un po’ a desiderare, ma trovatemi voi una storia che sia perfetta. Impossibile.

Il linguaggio non è pesante e rende il libro fruibile da parte di tutti. Ma, c’è un ma, se non vi piacciono i libri alla Martin, lasciate perdere. Non aspettatevi i momenti da lettore in cui vi viene strappato via il cuore dal petto o piangete insieme ai personaggi, siamo più vicini a uno storico che ad altro. Leggetelo se vi piacciono gli intrighi politici, le trame nascoste, i tradimenti, le alleanze e tutti quegli ingredienti spettacolari che fanno parte di questo tipo di storie. Consigliato, insomma, ma non per tutti.

I personaggi non arrivano al cuore, ma rimangono su carta, togliendo gran parte dell’emozionalità che avrebbe reso questo libro adatto proprio a tutti. Ripeto, è gusto personale, magari voi date più importanza agli intrighi piuttosto che ai sentimenti ed è giustissimo anche così. Per questo continuo a dire che le recensioni dovrebbero essere in parte oggettive e in parte soggettive. La mia vena oggettiva vi dice “leggetelo, è un bel libro”, la mia vena soggettiva è in disaccordo e dice “se siete come me, non potete apprezzarlo del tutto”. Vostro il gusto, vostra la scelta. Cerco sempre di darvi più informazioni possibili, in modo da scegliere il libro adatto a voi, non sarò mai la blogger che recensisce positivamente solo per non inimicarsi nessuno.

Ma ciancio alle bande e concludiamo! Un voto per questo libro? Eccolo qui 👇

Classificazione: 3 su 5.

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