Blog Slow living

Coltiva l’essere prima del fare

“Cosa vuoi fare da grande?”

Quante volte ci hanno fatto questa domanda da piccole e quante volte abbiamo cambiato risposta a seconda dell’età e del momento che stavamo vivendo? Troppe per contarle e per fermarti a pensare che qualcosa in questa domanda strideva e continua a stridere.

Nel mondo consumistico in cui viviamo, il profitto è la cosa più importante, perciò viene premiato chi segue un percorso, arriva “in alto”, produce denaro, guadagna “abbastanza” e diventa un tassello, un bullone della ruota. “Chi si ferma è perduto” si dice dalle mie parti, ma è proprio così? Spoiler: no, ma partiamo dall’inizio.

Cosa devo fare o perché devo farlo?

Quando ci si presenta davanti un problema la prima domanda che poniamo a noi stesse è “cosa posso fare per risolverlo?”. E poi ci muoviamo, facciamo dei tentativi, chiediamo aiuto se serve e impariamo a reagire in modo da essere pronte quando e se il problema dovesse ripresentarsi.

Questo approccio è sicuramente quello giusto quando si tratta di risolvere problemi “fisici”, come un pc da portare in manutenzione o una lavatrice che non funziona, ma che succede se il problema è più profondo?
Ti faccio un esempio:

Ti senti sola. Sono mesi che piangi, che ti senti triste e insofferente ogni volta che chiudi la porta di casa lasciando il mondo fuori. Dai la colpa alla pandemia o al periodo stressante e ti tieni occupata, esci, stai al telefono, cerchi il contatto umano, gli amici, le persone. Risolvi il problema così, circondandoti di altri volti e di rumore pur di non scavarti dentro. Stai bene quando esci, quando abbracci il tuo compagno, la tua compagna, i tuoi figli, ma la notte, quando tutto si spegne, senti ancora quel buco dentro. Ti senti sola. Di nuovo. E ricominci daccapo il giorno successivo, a muoverti, a fare, a parlare, a circondarti di tutto ciò che puoi pur di riempire il silenzio.

Ho reso l’idea? Ti ho appena descritto una delle situazioni in cui il fare conta poco perché il problema risiede nell’essere. La domanda che dovresti farti non è “cosa posso fare per non sentirmi sola?”, ma “perché mi sento sola?”.

“Perché” è la domanda giusta, non cosa. Chiediti il perché, come fanno i bambini quando cercano di capire il mondo, loro di perché ne hanno un sacco. Chieditelo con la tua voce da bambina: “Perché ti senti sola? Perché ti senti così?”. Perché ti sei dimenticata di essere.

Cosa vuol dire essere?

Essere vuol dire molte cose, cose che la società frenetica di oggi ha dimenticato.

Essere vuol dire percepire, lasciarsi guidare dalle sensazioni prima che dalla mente analitica. Vuol dire chiedersi “voglio farlo?” prima di “posso farlo?”. Il che non significa lanciarsi a capofitto senza testa, ma concedere allo spirito un posto accanto alla mente. Non siamo sola mente, ricordatelo, siamo molto di più.

Essere vuol dire accettare, evitare di accanirsi su cose che proprio non vogliono andare come devono. Non significa arrendersi, vuol dire smettere di farsi la guerra ed essere bendisposte verso cose su cui non abbiamo il controllo.
Ti racconto una mia esperienza:

Quando ho scoperto di avere l'ipotiroidismo ho passato un sacco di tempo in agitazione cercando soluzioni per placare il malessere che sentivo nei cambi di stagione nonostante seguissi le indicazioni del medico e mi curassi come si deve. La tiroide funziona così, anche se la curi bene ogni tanto litiga con il tuo stress, con i cambi di pressione e altre cose fastidiose. 
Comunque, più mi accanivo a cercare incessantemente una soluzione univoca per stare meglio, più stavo male. Poi ho capito. Ho capito che il problema era proprio che dovevo smettere di farmi la guerra e iniziare ad ascoltarmi, essere gentile con me stessa, coccolarmi di più quando necessario, perché gli ormoni sono un nemico subdolo, ti fanno la guerra dall'interno e non c'è modo di vincere accanendosi contro di loro in maniera ossessiva. 
Così ho accettato di dovermi prendere più cura di me, di essere un po' irascibile o stanca in certi momenti dell'anno, ho accettato il mio corpo, i miei sintomi stagionali e, incredibilmente, è andata molto meglio, sono stata meglio davvero. A volte, accettare di avere delle debolezze e amarsi lo stesso, amarsi di più, compie vere e proprie magie.

Essere vuol dire scavare dentro di te anche quando fa troppa paura, anche quando ti sembra che evitare la questione sia meglio. Non è mai così, le questioni irrisolte tornano sempre a bussare alla porta prima o poi, quindi è meglio trattarle quando è il momento.

Essere vuol dire disattivare il pilota automatico e scegliere di agire con consapevolezza, prendendosi la responsabilità di ogni passo. Vuol dire smettere di andare avanti senza farsi domande solo perché “è così che fanno tutti” e chiedersi dove stiamo andando e perché.

Essere vuol dire esserci, vivere ora, vivere adesso. Senza cadere preda dei se e dei ma, senza puntare solo al futuro o guardare solo il passato. Esserci, qui e ora, qui e adesso. In questo tramonto, in questa giornata di pioggia, nel suono di una risata, nella dolcezza di un abbraccio. Tutto ciò che abbiamo è il presente e ce ne dimentichiamo troppo spesso.

Essere vuol dire vivere la vita vera, la vita che puoi toccare, quella che non si trova sui social ma sulla pelle, che sopravvive nonostante i giudizi, gli attacchi, la mancata approvazione che stai cercando.

Essere vuol dire osservare, sentire, provare, percepire, vivere, vivere davvero. Vuol dire trovare quella felicità che stai affidando a un ipotetico futuro e che non arriverà finché non smetterai di concentrarti sul fare.

Da dove inizio?

Inizia da te, lavora sulla tua mentalità, sul modo in cui reagisci alle cose, sulla resilienza. Coltiva la fiducia in te stessa, in quello che puoi essere e fare e non ascoltare la paura. La paura mente, è brava a gonfiare i problemi, a sembrare più grande di quanto non sia. La paura è la più brava ingannatrice che potrai mai incontrare sul tuo cammino, può convincerti di qualunque cosa se le dai ascolto. Non farlo, non lasciarla vincere.

Prenditi cura della tua mente, del tuo corpo e del tuo spirito, senza dimenticare nessuna di queste tre cose. Mente, corpo e spirito è ciò che siamo, è ciò che compone il nostro essere.

Concediti di cambiare, lascia da parte la concezione secondo cui devi seguire lo stesso percorso tutta la vita, quella è una concezione del fare. Per esempio: faccio l’insegnante, se a quarant’anni decido di rimettermi a studiare per diventare psicologa sto buttando via la mia vita precedente? No, sei solo cambiata, ti sei adattata, hai altri bisogni, stai seguendo ciò che ti dice il vento. L’unica cosa a cui devi fare attenzione è capire se lo stai facendo perché è giusto per te o per un desiderio fugace. Pondera bene, ascoltati e poi lasciati andare. Mente, corpo e spirito, se è giusto per te è giusto.

Osserva, stai in silenzio, resta nel punto in cui sei e ascolta come risuoni. Non correre, non lasciarti trasportare dal fare, il fare è la parte più semplice, essere è di gran lunga più complicato, ma decisamente più emozionante.

Chi vuoi essere?

Ricordi la domanda all’inizio di questo articolo? “Cosa vuoi fare da grande?” Ora che sai quanto il fare sia sopravvalutato prova a cambiarla, chiediti “chi vuoi essere?” e rispondi nel modo più sincero possibile. Perché tutto, anche il tuo percorso verso una vita più equilibrata e felice, nasce da qui.

Ritrova il contatto con te stessa, guardati dentro, lavora su di te e avrai maggiori possibilità di fare le scelte giuste e vivere serenamente.

J. A. Windgale

Mi chiamo Juls e sono una soul coach, una strega e una scrittrice. La mia missione è aiutare le donne a trasformare la propria vita liberando la magia che hanno dentro e creare una sorellanza che unisca i cuori e porti un po' di luce nel mondo 🌙

Potrebbe piacerti...

Lascia un commento

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.